Il lavoro in festa

Primo maggio: il lavoro in festa

28.04.2021

In occasione della Festa dei lavoratori vi proponiamo una selezione speciale di titoli in cui economia, politica, sociologia incontrano il tema del lavoro. Un percorso multidisciplinare che ci ricorda quanto sia importante il lavoro per la nostra vita. Perché il lavoro non solo «fonda la Repubblica italiana, ma fonda tutti noi, che siamo veramente cittadini perché lavoriamo, lavoreremo, abbiamo lavorato (o perché non possiamo lavorare pur volendolo fare)» come scrive Luigino Bruni.

LA FESTA DEL LAVORO
Merito, efficienza, competizione, leadership, innovazione… queste parole che appartengono al lessico economico oggi hanno messo le loro radici anche in altri ambiti, diventando una sorta di grammatica universale, la formula magica per ‘vincere’ nella competizione della vita. In La foresta e l’albero Luigino Bruni invita a tornare ad altre parole come mitezza, lealtà, umiltà, misericordia, generosità, ospitalità. Virtù ‘preeconomiche’ che si rivelano essenziali alla piena fioritura umana e che quando sono presenti consentono anche alle virtù economiche di funzionare. Virtù che hanno nella gratuità il loro principio attivo. Perché, «se manca un principio di gratuità assoluta nella fondazione della nostra vita a ricordarci che prima e dopo i meriti c’è un dono infinito, ogni meritocrazia diventa dittatura dei più forti sui deboli» scrive Luigino Bruni nel suo ultimo libro intitolato L’arte della gratuità. Per questo la dimensione più autentica del lavoro secondo Bruni è la ‘festa’, vale a dire «la produzione all’interno della dimensione relazionale e simbolica, della fraternità e del dono reciproco», un tema che l’economista tratta ampiamente nel libro Fondati sul lavoro.

IL LAVORO, PROMESSA E PREMESSA DI CITTADINANZA
L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Basterebbe il primo articolo della Costituzione per spiegare il titolo del libro di Rosangela Lodigiani, Lavoratori e cittadini. Eppure non è così, perché la complessità della relazione tra cittadinanza e lavoro è tale da richiedere una riflessione più ampia. Spesso infatti ci si accorge di questo legame solo quando nei percorsi personali insorgono delle difficoltà o si vivono cambiamenti importanti: un infortunio, un licenziamento improvviso, la chiusura di un’attività in proprio, l’arrivo di un figlio. È quello che accade ai protagonisti delle storie (vere) raccolte nel libro, come @Marco, dipendente a tempo indeterminato che si frattura la tibia giocando a calcetto, o @Anna, commessa di un negozio con due figli e un marito disoccupato. Occorre allora, secondo Lodigiani, ripartire dalle “persone” (non dagli individui) cioè da un concetto di essere umano come essere relazionale, che ha dei legami sociali: «il lavoro è uno di questi fondamentali legami e il patto di cittadinanza deve quindi trasformarsi in un’alleanza strategica per il nostro futuro».

UN LAVORO A MISURA D’UOMO
Di welfare aziendale in Italia si parla da tempo, almeno da quando quell’imprenditore illuminato di Adriano Olivetti provò ad introdurre nel nostro paese “un lavoro a misura d’uomo”. Se però, fino a poco tempo fa, l’attenzione al benessere dei lavoratori era un fenomeno di nicchia, in questi ultimi anni si è trasformato in un mercato maturo. Alla luce di questi sviluppi Luca Pesenti ha ripensato il suo volume Il welfare in azienda in una seconda edizione. «Abbiamo assistito» scrive Pesenti nel 2019 «a un vero e proprio Big Bang del welfare aziendale» come testimonia lo sviluppo tumultuoso del mercato dei provider. Oggi la pandemia ha scombinato nuovamente le carte diventando «un acceleratore di quelle trasformazioni con le quali avremmo dovuto fare, prima o poi, i conti». Epicentro di questi cambiamenti è certamente il lavoro. Nell’ebook gratuito Welfare aziendale: e adesso? Luca Pesenti e Giovanni Scansani provano ad immaginare il mercato del lavoro “post-Covid” e un welfare «indirizzato verso un ecosistema che metta al centro persona, azienda e territorio».

L’INTRECCIO TRA FAMIGLIA E LAVORO
Se fino a qualche decennio fa famiglia e lavoro costituivano due ambiti contrapposti, considerati come compartimenti stagni nella vita delle persone, le trasformazioni tecnologiche, della famiglia e dell’organizzazione del lavoro hanno mutato profondamente questo scenario, lasciando il posto a una concezione dinamica, interes­sata a indagare non tanto la difesa dei confini tra i due, quanto piuttosto la loro permeabilità. Il volume Famiglia e lavoro: intrecci possibili a cura di Claudia Manzi e Sara Mazzucchelli prova ad inquadrare il tema usando una prospettiva multidisciplinare, osservando l’intreccio famiglia-lavoro attraverso la lente di diversi ambiti, da quello sociologico a quello economico, da quello pedagogico a quello giuridico. «Occorre ricordarsi» scrivono le curatrici Manzi e Mazzucchelli «che la vita e l'identità delle persone sono date da un intreccio, da una trama di fili che si intersecano nel formare un tessuto. Occorre comprendere che le persone non vivono per compartimenti stagni, e quello che accade dietro il monitor dei nostri smart worker non può restare ininfluente rispetto a quello che accade davanti al monitor».

I DIRITTI DEI LAVORATORI E IL LAVORO SOMMERSO
Uno dei caratteri strutturali del mercato del lavoro italiano è la presenza, diffusa in molti settori e pressoché in ogni area geografica, di lavoro in nero (si stima che siano più di tre milioni di lavoratori). Il risultato è un’alterazione del corretto funzionamento del mercato del lavoro, che impedisce un’azione mirata di contrasto alla povertà e che sottrae risorse al sistema fiscale e all’apparato previdenziale. In Libertà economiche e diritti dei lavoratori Vincenzo Ferrante affronta il tema del lavoro “sommerso” esaminando non tanto la legislazione nazionale (già indagata ampiamente in Economia “informale” e politiche di trasparenza), quanto la disciplina internazionale ed europea. La speranza è quella di «attribuire a tale fenomeno il peso che esso effettivamente occupa in forza della sua dimensione, che neanche in minima parte è riuscita ad emergere nell’attuale frangente, pur a fronte del diffondersi dell’epidemia da coronavirus». Sul tema del diritto del lavoro vi consigliamo anche Le trasformazioni del lavoro il classico del sociologo Bruno Manghi nonché le accuratissime ricerche di Mario Napoli, pioniere dello studio delle politiche attive del lavoro alla fine degli anni 60.

IL LOCKDOWN DEI NEET
Una generazione metaforicamente in lockdown gli attuali under 35 lo erano già da tempo. I Neet, acronimo inglese per Not in Education, Employment or Training, sono i giovani che non studiano e non lavorano: un fenomeno in crescita in Italia che presenta il più elevato valore in numero assoluto di Neet in Europa (circa tre milioni nella fascia 15-34 anni nel 2018). Ma come è successo? Come vivono i giovani tali situazione? E qual è la soluzione? Nel libro-inchiesta Neet Alessandro Rosina analizza il fenomeno individuando le responsabilità dei vari attori istituzionali, economici, sociali (dalla scuola al sistema produttivo, alla famiglia, ai mass media…) e prova a disegnare un percorso di riscatto possibile che passa attraverso il cambio di atteggiamento verso le nuove generazioni, l’attenzione ai talenti giovani, l’investimento nelle nuove competenze, il sostegno dell’intraprendenza. Un percorso che il nostro paese dovrebbe intraprendere prima possibile «per ridurre l’impatto negativo sia demografico sia economico di questa crisi»: è quello che emerge dalla prima indagine su giovani e pandemia, che l’Osservatorio Giovani ha svolto in Italia su un campione di 2000 persone, tra i 20 e i 34 anni, i cui dati sono raccolti nell’ebook gratuito Giovani ai tempi del coronavirus.

LA LEVA PER IL FUTURO DEL LAVORO
La pandemia ha devastato l’economia e distrutto il lavoro. Per ripartire, secondo Michele Faioli, è necessario affrontare seriamente il discorso delle relazioni industriali. Nell’articolo Lavoro (più) sicuro in conseguenza del Covid pubblicato sulla rivista "Vita e Pensiero", il docente di Diritto dell’Università Cattolica sostiene che imprese e sindacato debbano iniziare far leva su ciò che c’è, seppur imperfetto, per determinare effetti sociali positivi visibili. «Abbiamo un sistema di coordinamento contrattuale che funziona. Abbiamo istituzioni paritetiche sulla formazione e sulla previdenza privata che possono funzionare. È ora di agire per una riforma sistemica della bilateralità italiana. Abbiamo un meccanismo di rappresentanza unitaria dei lavoratori (Rsu) che viene valorizzato dalla giurisprudenza anche nei casi più difficili, dove minoranze dissenzienti si scontrano con le maggioranze. Abbiamo un buon impianto teorico sulle politiche passive e sulle politiche attive: dalla norma si deve passare alla costruzione di azioni innovative necessariamente digitali. Lo si faccia presto. Covid-19 ci spinge verso questa direzione. Molto è ciò che c’è oggi e potrebbe diventare, se opportunamente trasformato, la leva per il futuro delle relazioni industriali italiane».

(a cura di Erica Crespi)

 

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