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Riflessioni sul tempo, d'estate

13.07.2020



Simone Weil notava che il tempo propriamente non esiste. È una costruzione della mente a partire dall’osservazione dei fenomeni naturali: l’alternanza di giorno e notte, il susseguirsi delle stagioni e delle età fanno presentire l’idea di ciclo di vita e di finitudine. E noi che tempo viviamo? E come lo viviamo? Rispondono Max Picard, Byung Chul-Han, Luigina Mortari, Adriano Pessina e Catherine Ternynck tra filosofia, spiritualità e psicanalisi. 
Per fermarsi, andare avanti o indietro, soffermarsi, liberarsi, ritrovare il nostro tempo... 

IL PROFUMO DEL TEMPO DI BYUNG-CHUL HAN
Byung-Chul Han, nato a Seoul e docente di Filosofia a Berlino, è una delle voci più interessanti della filosofia contemporanea. Nel libro Il profumo del tempo il suo pensiero filosofico si fonde con la poesia e - come la parola poetica - ci invita a contemplare e dare senso al tempo che stiamo vivendo, restituendogli un aroma, una “durata”, la stessa custodita in parole (ormai in via d’estinzione) come “promessa”, “fedeltà” o “vincolo”.

 «Perché dispiacersi per la fine del pomeriggio? Al profumo del pomeriggio segue il buon odore della sera e anche la notte emana il suo proprio aroma. Questi profumi del tempo non sono narrativi, ma contemplativi, non sono articolati in una successione, ma riposano in se stessi.
In primavera, centinaia di fiori;
in autunno, una luna del raccolto;
d’estate, una brezza fresca;
d’inverno, ti accompagna la neve.
Se non hai la mente ingombra di cose inutili,
ogni stagione è per te una buona stagione».

LA FUGA DAVANTI A DIO DI MAX PICARD
L’avvicendarsi delle stagioni, e i cambiamenti della natura vengono descritti anche da Max Picard nel suo saggio La fuga davanti a Dio. Nato in Germania da genitori ebrei svizzeri, Picard è stato medico, poeta e filosofo, pensatore di rara originalità e potenza. La fuga davanti a Dio, pubblicato nel 1934 in piena epoca nazista, descrive con toni quasi apocalittici una modernità che - come le stagioni - è in perenne fuga dal fondamento dell’essere, dal paradigma stesso dell’esistenza.

«Ormai le eterne cose della terra sono inquiete: la primavera, l’estate, l’autunno e l’inverno, il giorno e la notte. Come si avvicendavano lietamente le stagioni una volta! E come ciascuna aspettava tranquilla il proprio turno! Ora le stagioni sono inquiete: come gli animali prima del terremoto, così tutta la natura è inquieta per la fuga».

SPIRITUALITÀ E POLITICA A CURA DI LUIGINA MORTARI
Dare senso all’esistenza ricostruendo uno “spazio interiore”, uno spazio di libertà e resistenza, permette di tornare a camminare nel tempo e di ‘agire responsabilmente’ nella comunità umana. È il cuore della miscellanea Spiritualità e politica, a cura di Luigina Mortari, professore ordinario di Epistemologia della ricerca qualitativa all’Università degli Studi di Verona.

«La responsabilità è la forma in cui si declina l’azione: pro­prio perché responsabile, l’azione diventa capace di apertu­ra. Nella responsabilità assunta e agita una donna e un uomo prendono forma, la loro soggettività diviene narrazione nel tempo. Nell’impegno e nell’esperienza di essere presenti a sé, all’altro, nel mondo essi si trovano a essere lì dove devono esse­re: attivi e creativi, ma anche capaci di fare spazio, di lasciar essere, di dare tempo. […] Questo agire è vicino al generare: in esso è richiamato il creare, il fare spazio, ancora, alla vita che resta, fragilissima, in pericolo. Ma insieme al fare spazio, al sentirsi attesi, al cogliere i segni. Ed esserne attraversati, trasformati. Perché la creazione non diventi dominio, o solo ostentazione di sé»

L'UOMO DI SABBIA DI CATHERINE TERNYNCK
Catherine Ternynck, psicanalista dell’Università Cattolica di Lille, nel suo lavoro di terapeuta ha ascoltato moltissime storie di vita e imparato a porre molta attenzione al rapporto che le persone intrattengono con il tempo. Nel saggio L’uomo di sabbia guida il lettore attraverso queste voci, ritraendo con una scrittura avvincente l’uomo d’oggi che, abituato a divorare in fretta l’immediato, è incapace di prendersi cura del tempo e del senso della storia.

«Il tempo in avanti, quello dello slancio, è possibile solo se resta in tensione con il tempo all’indietro, quello del passato. La storia in cammino nasce da questa comprensione. Dall’indietro in avanti, da ieri a domani, nasce il senso del futuro che è anche il desiderio di vivere. La speranza non compare da sé. Non sorge dal vuoto. Si forgia nella storia, sulla base e nell’incontro di una memoria fatta in parte di rimpianti, di rimorsi e di risentimento.  Potremmo dire che l’uomo d’oggi, facendo tabula rasa del passato, ha dimenticato il tempo da cui veniva, e ha perso così la leva che permetteva il movimento verso il futuro. Credendo solo al presente, si è arenato nel tempo individualistico, ciclico e circolare com’era quello delle culture pagane. Si è fermato sul filo del vuoto tra ciò che lascia e ciò verso cui va. Ha perso il cammino, il senso della storia che è anche l’intelligenza del tempo».

L'IO INSODDISFATTO DI ADRIANO PESSINA
Secondo il filosofo dell’Università Cattolica Adriano Pessina questa esperienza di perdita del senso della “durata” è accentuata dalla realtà virtuale da cui siamo circondati: la rete infatti “rende presente ciò che è passato senza alcuna rielaborazione”. Nel libro L'io insoddisfatto il filosofo ci invita a riappropriarci della mediazione del corpo, il primo, spesso muto, testimone dell’identità e del cambiamento, il luogo che manifesta la durata dell’io vivente.

«Se, in una giornata qualunque, ci si sottraesse all’uso della tecnologia, ci si renderebbe conto che l’unico modo per poter intrattenere delle relazioni con altri soggetti richiede la condivisione dello stesso luogo e dello stesso tempo, cioè di essere in un ambiente in cui è l’altro ad essere ‘a portata di mano’, cioè rientra in quella dimensione sensoriale in cui è possibile vedersi, ascoltarsi, toccarsi. Il tempo reale non corrisponderebbe allora al real time, avrebbe un’altra dimensione. Se io, nella mia concretezza empirica, sono seduto in un vagone del treno, gli altri sono coloro di cui percepisco la presenza corporea, che si possono sfiorare, urtare, toccare, di cui posso udire la voce, sentire l’odore, il calore, la consistenza fisica: la loro estraneità coincide con la loro prossimità». 

 

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