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Sante, letterate e giudici: profili di donne

04.02.2019

Dal 4 al 10 marzo sul nostro sito tanti libri al -15% per omaggiare la festa della donna: qui trovate un percorso attraverso sei profili di donne, tutte diverse, da scoprire e approfondire: la filosofa Hannah Arendt, la scrittrice per ragazzi Emilia Villoresi, la scrittrice Virginia Woolf, Rita - la santa delle cose impossibili, la drammaturga Shelagh Delaney - a cui tanto deve il gruppo rock The Smiths, Debora l'unica donna del gruppo dei giudici biblici.



HANNAH ARENDT
Sin dai greci la filosofia è sempre stata il topos del maschile e luogo di esclusione del femminile. Hannah Arendt ha avuto il merito di restituire il ‘femminile’ alla politica, mettendo più o meno consapevolmente sotto scacco la millenaria traditio maschile della filosofia attratta dalla thanatosopia: è quello che emerge dal saggio Nati per incominciare di Alessandra Papa considerato da Elisabeth Young-Bruehl «la più ampia monografia dedicata al concetto di natality in Hannah Arendt». 

EMILIA VILLORESI
In 
Emilia Villoresi scrittrice per ragazzi Elena Surdi ripercorre la storia di questa eclettica artista lombarda restituendoci il ritratto di una donna “colta, di animo libero” che seppe mostrare pienamente se stessa nella scrittura, libera da qualsiasi restrizione ed imposizione. Una donna che precorre i tempi, consapevole del possibile contributo femminile all’interno del contesto sociale e politico tanto da scrivere «Sentivi oscuramente che la donna, non ancora chiamata ad una missione sociale, sarebbe un giorno scesa in campo con intatte forze che avrebbero pesato sulla bilancia del mondo in favore della pace».

VIRGINIA WOOLF
Poche donne come 
Virginia Woolf hanno affrontato il tema dell’emancipazione femminile, economica e culturale, scardinando pregiudizi e dogmatismi. La storia delle sue opere, controversa e problematica, si intreccia con quella del più importante editore italiano, Mondadori, che per primo la fece conoscere nel nostro paese. E, come emerge dalle lettere raccolte da Elisa Bolchi nel libro L’indimenticabile artista, non smette di far discutere, nonostante la popolarità già raggiunta dalla scrittrice nel dopoguerra. I “no” freddi di Arnoldo Mondadori e i “sì” accorati di Alberto sono specchio di una società che davanti al nome di Virginia Woolf scopre le sue fragilità. E di un’editoria italiana da sempre divisa tra scelte “equilibrate” e «autori di successo, già collaudati» e altre più “azzardate” fatte di «opere che costringano gli intellettuali a riflettere sul proprio ruolo».

SANTA RITA
Perché Santa Rita, donna di un piccolo paese umbro nascosto tra i monti, vissuta all’ombra del marito e poi di un convento, è diventata così famosa? Lucetta Scaraffia risponde a questa domanda ricostruendo in un libro la storia de La santa degli impossibili, come viene chiamata dai devoti per la sua grande potenza miracolosa. La sua fortuna, secondo l’autrice, è legata all’ambiguità che la contraddistingue: dietro a una figura apparentemente sottomessa e passiva, si nasconde una donna in lotta con il suo destino di figlia, di moglie, di madre. In santa Rita da Cascia le donne riconoscono le loro paure, le loro tensioni, i desideri inconsci e, nello stesso tempo, «la rivelazione trionfante del proprio potere profondo, quello di dare la vita, che si trasforma, simbolicamente, in quello di superare magicamente ogni ostacolo».

SHELAGH DELANEY
Tra i protagonisti della new wave che negli anni Cinquanta travolse il teatro inglese, vi è una giovanissima drammaturga che con la sua opera d’esordio sfidò pregiudizi, ipocrisie e contraddizioni di una società classista. Il suo nome è Shelagh Delaney e la sua storia è raccontata nel libro di Franco Lonati Shelagh, fà un inchino. Prima donna davvero “mediatica” (lavorò per la radio, la televisione e il cinema) nel mondo delle lettere, Delaney, con il suo metro e ottanta di altezza, non poteva certo passare inosservata. E se il mancato successo del suo secondo dramma ne decretò l’oblio, la sua opera ha continuato ad influenzare la cultura britannica, come nel caso delle canzoni degli Smiths.

DEBORA
«In quel tempo era giudice d’Israele una donna» il capitolo 4 del Libro dei Giudici introduce così la storia di Debora, una delle dieci figure femminili raccontate in Donne della Bibbia a cura di Nuria Calduch-Benages. È l’unico caso nella Bibbia in cui il narratore dice esplicitamente che si tratta di una donna, sintomo dell’eccezionalità del fatto che, tuttavia non si teme di sottolineare. In un momento difficile per Israele che si è allontanato da Dio e è caduto in mano ai nemici, la fede di Debora è liberatrice, la sua parola -la parola di una donna, di una moglie, di una madre- diventa profezia: «Mancavano capi valorosi in Israele, mancavano, finché non sei sorta tu, o Debora, non sei sorta tu, madre in Israele».

 

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