Scruton e il volto di Dio

Scruton e il volto di Dio

22.08.2021
Il volto di Dio
Il volto di Dio
autori: Roger Scruton
formato: Libro
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 Sul volto umano sono disegnate le tracce della nostra libertà e il segno della nostra autoconsapevolezza, del nostro essere persone e non oggetti.

Dio ha ancora un posto in un mondo disincantato come il nostro, in una cultura in cui la fede, quando ancora suscita qualche interesse, è considerata un segno di immaturità emotiva e intellettuale? E se quel posto esiste, come trovarlo? Come vedere le tracce del volto di Dio nell’esperienza umana?

Nel saggio Il volto di Dio Roger Scruton ci guida alla scoperta di quello che perdiamo appiattendoci su un mondo di oggetti, chiuso da un orizzonte ristretto e privo di senso, quando non calpestato e sfigurato. Attraverso una lettura colta e insieme appassionante del pensiero filosofico e scientifico così come dell’espressione artistica dell’Occidente, prendendo esempi suggestivi dalla pittura, dalla musica, dall’architettura e dai più popolari capolavori letterari, Scruton ci fa trovare le tracce del divino nel nostro mondo

Non il Dio remoto dei filosofi, non è l’insieme di cause senza finalità dell’universo scientifico. E nemmeno il Dio nascosto della Torah, che, nonostante la sua attiva e ampia partecipazione alle vicende del mondo, è distante dai credenti. Il lamento del Salmo 13 ne è prova: “Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?”. E questo augura il Salmo 17: “Io per la giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua pre­senza».

Dio, per Scruton, è la «presenza reale nella nostra vita quotidiana di una realtà irriducibile al mondo degli oggetti, qualcosa che riconosciamo con sicurezza come nostra esperienza fondamentale». La via per raggiungerlo è quella indicata da San Paolo. 

«La speranza di un incontro faccia a faccia è presente nei Salmi dall’inizio alla fine, ed è trasformata in promessa dall’apostolo Paolo, secondo il quale ora vediamo Dio come in uno specchio, oscuramente, ma “un giorno lo vedremo faccia a faccia” (1Cor 13,12). Il volto di Dio, inaccessi­bile a Mosè, è ora al centro della fede e della speranza e la via per raggiungerlo, secondo san Paolo, è l’agape, la parola greca del Nuovo Testamento che significa amore del prossimo, resa dal latino della Vulgata con caritas e da Kant con “l’amore che ci è comandato”».

È la percezione del nostro essere ‘io’ di fronte a un ‘tu’, l’incontro tra soggetti che si riconoscono come qualcosa di più che esseri viventi inseriti nel ciclo naturale descritto dalla scienza. Questa esperienza così comune e preziosa si esprime con nitida evidenza nel volto umano, vero e proprio paradigma di senso a partire dal quale plasmiamo il volto del mondo e intravediamo il volto di Dio. Lì stanno le tracce della nostra libertà e il segno della nostra autoconsapevolezza, del nostro essere persone e non oggetti.

«Il volto è la soglia su cui l’altro appare, offrendo ‘questo qualcosa che io sono’ come interlocutore nel dialogo» scrive Scruton, e continua «Si tratta di una caratteristica fondamentale dell’essere umani: i nostri rapporti personali sarebbero impensabili senza il presupposto che possiamo impegnarci con promesse, assumerci la responsabilità di cose distanti nel passato e nel futuro, prendere impegni che ci legano stabilmente, addossarci obblighi che consideriamo non trasferibili a nessun altro. E tutto questo lo leggiamo nel volto, in particolare nel volto dell’amato che ama. Le nostre stesse emozioni sessuali poggiano su questa tensione all’individuale: desidero te, non il genere o l’idea che incarni. La tensione all’individuale non proviene, nell’eros, meramente dal fatto che ciò che desideriamo sono persone, cioè individui; proviene dal fatto che l’altro è desiderato non come corpo ma come soggetto incarnato. E il soggetto incarnato è ciò che scorgiamo in un volto».

 

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