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Stevenson: la benedizione del Natale

05.12.2019
Sermone di Natale e altri scritti religiosi
Sermone di Natale e altri scritti religiosi
autori: Robert Louis Stevenson
formato: Libro
prezzo:
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I testi raccolti nel libro Sermone di Natale e altri scritti religiosi furono composti da Robert Louis Stevenson nell'ultimo decennio della sua breve esistenza. Come scrive Alberto Manguel nella prefazione, essi «sono emblematici di un uomo la cui integrità morale illuminò e alimentò i suoi scritti tanto potentemente». La filosofia di Stevenson è, innanzitutto, una filosofia felice, grata per le piccole e grandi benedizioni. Il mondo lo appaga, non per ciò che gli potrebbe offrire o concedere, ma in sé, per il fatto stesso di esistere, e vuole condividere con il lettore questa benedizione. Il Natale è emblematico di questa sua visione della vita che qui condividiamo in una piccola anteprima del libro, facendo a tutti voi un caro augurio di Buon Natale.

di R.L. Stevenson

«Si potrebbe sostenere che l’insoddisfazione per i nostri sforzi nella vita scaturisca in qualche modo dalla nostra stupidità. Aspiriamo a compiti più elevati perché non riconosciamo l’elevatezza di quelli che già abbiamo. Tentare di essere buoni e onesti è un’impresa troppo semplice e priva d’importanza per gentiluomini della nostra eroica tempra; preferiremmo dedicarci a cose più audaci, ardue e risolutive; preferiremmo scoprire uno scisma o reprimere un’eresia, tagliarci una mano o mortificare una brama. Ma il compito che ci attende, quello di convivere con la nostra esistenza, richiede una microscopica precisione, e l’eroismo necessario è quello della pazienza. Non c’è modo di tagliare i nodi gordiani della vita: bisogna districarli uno dopo l’altro, col sorriso sulle labbra.

Essere onesto, essere buono, guadagnare poco e spendere meno, rendere nel complesso la famiglia più felice con la propria presenza, rinunciare quando è necessario senza amareggiarsi, avere pochi amici ma questi senza riserve – soprattutto, alle stesse ferree condizioni, preservare l’amicizia con noi stessi –: ecco l’impegno per quanto c’è di forte e di delicato in un uomo. Possiede un animo ambizioso chi desidera di più; ha uno spirito ottimista chi contempla un’impresa simile sperando nel successo. C’è in effetti nel destino umano un fattore che nessuna cecità può confutare: qualsiasi scopo ci sia destinato, non siamo nati per il successo: la sorte assegnataci è il fallimento. Così accade in ogni arte e studio, ma soprattutto nella sobria arte del vivere bene. Ecco una piacevole riflessione per la fine dell’anno, o per la fine della vita: soltanto l’autoinganno verrà soddisfatto, e non ci sarà disperazione per chi dispera.

Ma il Natale non è solo la pietra miliare di un altro anno, che ci spinge a un esame di coscienza; è un periodo che, in virtù di tutte le sue implicazioni private e religiose, suscita pensieri di gioia. Un uomo insoddisfatto dei propri sforzi è un uomo tentato dalla tristezza; e nel cuore dell’inverno, quando la vita scorre più lenta e la mente torna alle sedie lasciate vuote dalle persone care, è un bene che le circostanze lo obblighino a sorridere. Il nobile disappunto, la nobile abnegazione non sono da ammirare, e nemmeno da perdonare, se recano amarezza.
Un conto è entrare storpi nel regno dei cieli, altro storpiarsi e restarne esclusi. E il regno dei cieli appartiene a chi si fa simile a un fanciullo; a chi si accontenta di poco, a chi ama e dona piacere.

Uomini dal forte braccio, conquistatori, costruttori, giudici hanno vissuto a lungo e agito con fermezza, conservando comunque un’indole amabile; e se noi la perdessimo, presi dai nostri miseri interessi, dalle nostre preoccupazioni da quattro soldi, sarebbe un’irrimediabile vergogna.
Gentilezza e gioia: ecco due valori che vengono prima di qualsivoglia morale; sono i doveri perfetti.» 

 

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