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Un tuffo nel sapere acquatico

21.06.2019
Lo sviluppo della competenza acquatica
Lo sviluppo della competenza acquatica
autori: Claudio Garozzo, Roberto Randetti
formato: Libro
prezzo:
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di Alessandro Lunardi*

Andare al mare, mettersi il costume, tuffarsi: cosa c’è di più semplice? Eppure, leggendo Lo sviluppo della competenza acquatica, si scopre che oltre al principio di Archimede, molte sono le leggi da conoscere per muoversi al meglio in acqua.

Gli autori, Claudio Garozzo e Roberto Randetti, il primo allenatore di nuoto di 2° livello, il secondo docente regionale e nazionale della Federazione Italiana Nuoto, spiegano ad esempio che nel nuoto non basta la pratica, serve soprattutto precisone: ogni singolo movimento dev’essere svolto correttamente, perché solo così si può affinare la propria tecnica.

Intanto sappiate che muoversi sott’acqua con gli occhi aperti è indice di grande sicurezza, perché solo così si ha la possibilità di orientarsi, parola chiave nel mondo acquatico (chi riesce ad orientarsi è capace di percepire pericoli e ostacoli circostanti).

Ogni stile di nuoto ha poi le sue regole, fisiche e non. Partiamo dalla posizione più comune per nuotare, cioè lo stile libero: dev’essere eseguito in posizione di decubito prono, le braccia devono compiere un movimento ellittico e le gambe devono oscillare sul piano sagittale con direzione avanti-indietro. Se non avete capito nulla è normale, state tranquilli. In parole povere, dovete rivolgere la pancia verso l’acqua, la testa deve rimanere per metà immersa (ovviamente qualche volta dovete alzarla per respirare) e le braccia e le gambe, anche se spingono l’acqua verso dietro, hanno la funzione di farvi muovere in avanti secondo Terza Legge di Newton, per cui “Ad ogni azione corrisponde una reazione apri e contraria”. E se vi ruotate di 180°, magicamente vi ritroverete a compiere un altro stile, cioè il dorso: a differenza di tutti gli altri stili, è l’unico che si esegue a decubito supino, tradotto: “a pancia in su”. Molti pensano che sia lo stile più facile da eseguire poiché non si ha la faccia immersa in acqua e quindi non si deve recuperare fiato. Ma non è così: infatti, come ci spiegano gli autori, il movimento continuo dell’acqua e l’azione delle braccia vi faranno arrivare continuamente schizzi negli occhi, facendovi ricredere sul fatto che sia lo stile più facile.

Passiamo infine ad altri due stili altrettanto noti, ma non scontati, ovvero la rana e il delfino. Il primo stile viene considerato molto probabilmente il primo nuotato, fin dall’antichità, poiché permetteva di mantenere la testa fuori dall’acqua e quindi di osservare la situazione circostante. Fu inoltre lo stile che il capitano della Marina inglese Matthew Webb utilizzò per attraversare il canale della Manica, nel lontano 1875, il primo a esserci riuscito. Lo stile viene definito “a rana” per la posizione che il corpo assume durante lo svolgimento. Così come la rana, anche lo stile del delfino viene chiamato in questo modo per la posizione che assume il corpo. Un tempo veniva chiamato “a farfalla”, ma “è espressamente vietato effettuare qualsiasi movimento che non sia a delfino”. La chiave per saper svolgere correttamente questo stile sta nel bacino, che da la possibilità di compiere un movimento oscillatorio che a sua volta permette di dare inerzia al corpo.

E dopo questa mini-lezione di nuoto, sarete sicuramente in grado di riconoscere dal vostro lettino sulla spiaggia chi  sta nuotando nel modo giusto da chi, invece, è alle prime armi. Buona estate!

* studente del Liceo Classico Quasimodo, ospite dell'editrice per l'alternanza scuola-lavoro

 

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