Armida Barelli e il miracolo del Sacro Cuore

Armida Barelli e il miracolo del Sacro Cuore

22.02.2021

È ormai ufficiala la notizia della beatificazione di Armida Barelli (Milano, 1° dicembre 1882- Marzio, 15 agosto 1952) braccio destro di padre Gemelli in molte iniziative, prima amministratrice della casa editrice Vita e Pensiero, fondatrice dell’Università Cattolica. Di seguito trovate un’anticipazione della sua appassionante biografia scritta da Maria Sticco, Armida Barelli. Una donna fra due secoli - in libreria in una nuova edizione da giugno. È il racconto della ricerca della sede per la futura università e del “miracolo” del Sacro Cuore al quale l’Ateneo fu intitolato, un racconto che si svolse proprio nella prima sede di Vita e Pensiero, a Milano, in corso Venezia.

di Maria Sticco

La guerra aveva arrestato le costruzioni, i vincoli post-bellici bloccavano gli affitti, una casa di proporzioni modeste si sarebbe trovata, ma un palazzo trasformabile in università no. Ida, aiutata da mamma Savina, da Fausto (il fratello ingegnere), da Necchi, da Olgiati, perseverò nella ricerca. «Centoventisette edifici furono visitati invano — racconta ella stessa, quando finalmente trovammo proprio per caso, in via Sant'Agnese, l’antico convento delle Umiliate, riedificato nella parte anteriore dal Canonica, libero in gran parte. Il prezzo di vendita era un milione. Subito lo impegnammo con le nostre famose cinquantamila lire [frutto della prima raccolta fondi condotta dalla Barelli] e con audacia mille volte più grande». E l’audacia fu tutta sua, un’audacia mistica sgorgante da fiducia senza limiti nel Sacro Cuore. 
«Mancava il tempo d'intavolare trattative per un prestito — continua la Barelli —. Il milione si doveva pagare entro tre giorni, alle ore 15 del terzo giorno» (Ida non fece caso né allora né poi a quella triplice coincidenza del numero tre nella grande avventura). «Facemmo ricorso a una banca fuori Milano, che aveva nelle tavole di fondazione il monito d'aiutare la futura Università Cattolica; anche solo di un prestito saremmo stati tanto grati! Il Consiglio di Amministrazione della banca, riunitosi in assemblea straordinaria, decise di aiutare, ma soltanto a... Università inaugurata. E telegrafò la decisione».

Gli amici Gemelli, Olgiati, Necchi e qualche altro del comitato si erano riuniti nella sede di «Vita e Pensiero» in quella casa della signora Savina in corso Venezia, che aveva visto tre anni prima la faticosa lavorazione dei pacchetti religiosi per i soldati. Il telegramma negativo abbatté i tre uomini, che erano valorosi combattenti. «Per un momento parve tutto crollare; perdere la somma tanto faticosamente raccolta, rinunziare al palazzo trovato dopo tante ricerche, rimandare l'effettuazione dell'Università così audacemente sognata! Mancavano poche ore allo scadere del contratto! Vi era chi diceva: “Rinunciateci, e non perderete neppure la caparra”».
In quello scoraggiamento così profondo Ida […] reagì prontamente. «Di fronte alla impossibilità umana di avere in tre ore di tempo un milione a disposizione» ricorse con un grido interiore irresistibile a «Colui che dei milioni è il solo e il vero padrone», poi azzardò la sua proposta: «Se facessimo l'Istituto superiore di Filosofia, si intitolerebbe, ha detto padre Gemelli, a Maria Immacolata. Ebbene, promettiamo di dedicare l'Università Cattolica al Sacro Cuore, se ci concede di farla. Abbiamo bisogno di un miracolo per riuscire».
Promisero. E il miracolo avvenne. Ida rievoca quel momento drammatico con una semplicità veloce, che dà risalto alla scena e fa sentire senza ostentazione l'intervento del Divino.
«Il buon conte Lombardo entrò in quel momento nell'ufficio di “Vita e Pensiero”, vide noi quattro attorno a un tavolino: padre Gemelli, don Olgiati e Vico Necchi con la testa fra le mani per non mostrare che piangevano. Io tenevo in mano il famoso telegramma della Banca che rifiutava il prestito. Quando seppe a che punto stavano le cose, ci disse: “Sono proprio contento che questa utopia dell'Università Cattolica finisca. Venite con me all’Orologio [un ristorante in piazza del Duomo, lo stesso dove si dice sia nata l'Inter]. V'invito al pranzo di funerale dell'Università Cattolica”.

Risposi io, perché gli altri non erano in grado di parlare: "Conte, accetteremo stasera il pranzo di funerale dell’Ateneo Cattolico, se non avremo potuto pagare alle ore 15 il milione per comperare la sede, e così sarà finito il nostro sogno. Ma fino alle tre noi aspettiamo. Se il Signore vuole che facciamo noi l'Università Cattolica ci manderà il milione, e se Lui non vuole, perché dovremmo ostinarci? Abbiamo promesso al Sacro Cuore d'intitolare a Lui l'Università, se ci darà la grazia di farla sorgere. Perciò speriamo contro ogni speranza”. Mi pare ancora di vederlo scendere le scale e scuotere il capo dicendo: “L’Università Cattolica ha dato alla testa a tutti e quattro. Aspettano un milione in tre ore”».

Ma proprio mentre scendeva le scale, una frase della Barelli attraversò fulminea la mente del conte: «Abbiamo promesso al Sacro Cuore d'intitolare a Lui l'Università». In una luce di lampo vide a grandi lettere: Università del Sacro Cuore. Università Cattolica non gli diceva nulla, o peggio gli diceva solo l'inutilità degli studi. Ma Università del Sacro Cuore gli significava ben altro. Non si vantava lui di essere il cassiere del Sacro Cuore? E questa non diventava un'opera del Sacro Cuore? Come poteva il cassiere rifiutarsi al suo ufficio onorifico? Il conte non resistette all'attacco interiore e poco dopo mandò alla Barelli un biglietto con queste parole: «Da un'ora il tuo Sacro Cuore mi ha messo l'inferno in cuore! Voglio la mia pace, eccoti il milione!»Al biglietto era aggiunto il rispettivo assegno.

«La cassiera impertinente rispose: “Caro conte, non la ringrazio, perché non lei ha dato il milione, ma il Sacro Cuore, che ha cambiato a favore della Sua Università quella testa che io in più d'un anno non ero riuscita a convincere. Il Sacro Cuore compensi chi per lui ha donato”».

A questi passi aggiungiamo ciò che scrisse sulla rivista "Vita e Pensiero" qualche anno dopo Agostino Gemelli, presentando nel dicembre del 1921 l'Università divenuta realtà : «l'Università Cattolica del Sacro Cuore è uscita dal Suo Cuore, cosl come egli l'ha voluta. Ciò che c'è di meno buono lo abbiamo messo noi. Ed è così che il sogno è divenuto realtà».


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Armida Barelli
autore: Maria Sticco
collana: Varia. Saggistica
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2021 | pagine: 776
Il racconto della straordinaria vita di Armida Barelli, la donna che fondò l'Università Cattolica e che si impose con le sue scelte e la sua tempra nel mondo cattolico, cambiandone la storia.
€ 25,00

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