“Da una rivista possono nascere tante cose”

“Da una rivista possono nascere tante cose”

20.01.2021

di Velania La Mendola

Il 20 gennaio 1918 sulla rivista “Vita e Pensiero” viene dato l’annuncio: «alcuni amici nostri hanno costituito la Società Editrice Vita e Pensiero».  È una tappa di una lunga storia che darà origine all’Università Cattolica che nel 2021 festeggia 100 anni. In omaggio a questo traguardo vogliamo condividere di mese in mese con i nostri lettori alcuni episodi del percorso, narrati dai protagonisti e da chi fu loro vicino, come la scrittrice e docente Maria Sticco, biografa di Armida Barelli e Agostino Gemelli. Sono estratti di un mosaico complesso e variegato che ha un suo primo tassello nella “Rivista di filosofia neo-scolastica” fondata da padre Gemelli e Giulio Canella (lo smemorato di Collegno, sì, proprio lui) nel 1909 e il cui disegno viene tracciato alla vigilia di un avvenimento che stava per cambiare la storia.

Sul finire dell’estate del 1914, mentre la guerra mondiale incalza nel resto del mondo, Armida Barelli si trova alle prese non solo con le paure scatenate dal conflitto imminente che avrebbe portato al fronte i suoi fratelli e gli amici, ma anche con vari problemi economici in famiglia: «gli affitti non si pagano e noi, che non abbiamo che case, di cosa vivremo?», scrive; poi c’è un prestito a un’amica che non le viene restituito e infine una truffa di un banchiere sparito nel nulla con tutto il denaro depositato dalla madre e dal fratello Fausto. Problemi economici che naturalmente creano tensioni e scuotono i nervi della madre, con la quale fatica ad andare d’accordo: mentre lei cerca di rimanere paziente e fiduciosa la madre è sempre più nervosa e agitata.

Le viene in soccorso il sostegno morale di Padre Gemelli che in una lettera le racconta la sua prima udienza con Benedetto XV tenutasi il 21 settembre. Racconta Maria Sticco: «Gli rese conto del suo lavoro, dei suoi progetti, dei suoi collaboratori e fra questi nominò la signorina Barelli […]». A lei il papa manda la sua benedizione insieme a quella su un progetto che Gemelli coltivava da qualche tempo, «cioè da quando si era accorto che la “Rivista di Filosofia Neoscolastica” si rivolgeva a un pubblico troppo qualificato per interessare quei lettori che cercano l’aggiornamento del sapere, la chiarificazione delle teorie nuove, l’orientamento fra le moderne correnti di pensiero.»

A questo pubblico di varia cultura padre Gemelli «intendeva dare una rivista solidamente fondata su basi cristiane, ma agile, combattiva, tale da mettere la nota culturale dei cattolici nel coro un po’ stonato delle riviste contemporanee. Da una rivista possono nascere tante cose… magari una casa editrice.»

Mentre l’Europa si prepara a costruire trincee – «quando le riviste d’avanguardia ripiegano i gagliardetti e Prezzolini cede “La Voce” a De Robertis, e Papini trasforma la sua futurista “Lacerba” in rivista “soltanto politica”, e lo stesso Marinetti esauriti i pirotecnici razzi letterari, si prepara a “marciare” per non “marcire”» - Gemelli pensa a costruire una casa della cultura insieme agli amici che pure in difficoltà non si tirano indietro e anzi trovano nell’impresa una distrazione da altri problemi, come la Barelli, e l’entusiasmo per una sfida culturale, come  fu per Vico Necchi, medico e consiglie comunale di Milano, e Francesco Olgiati, archivista della Curia arcivescovile di Milano.

via Olmetto negli anni '20Una sera dell’ottobre 1914, nell’appartamentino di don Olgiati – sarebbe diventato monsignore tempo dopo - situato all’ultimo piano di una casa di via Olmetto, «un appartamento modestissimo, ma irradiato dalla santa “mammetta” del giovane sacerdote» che porta caffè caldo e ristoro alle lunghe conversazioni dei tre amici, nasce la nuova rivista.

Un’impresa da disperati con una guerra alle porte? Gemelli si era prima confrontato con amici, chiedendo consiglio anche ai lontani: «perché nonostante le apparenze dittatoriali, quel dinamico frate non si credeve un superuomo, ma un cercatore di uomini». «Si prese il coraggio a due mani» racconta Olgiati «e si disse: Il primo dicembre la rivista dev’essere lanciata in tutta Italia; all’opera!».

Manca il titolo: fondamentale per il successo di un prodotto editoriale. Necchi - «il più umanista e il più poeta dei tre» - propone “Vita e Pensiero”, un binomio che tiene unite le due anime dei cattolici italiani del primo decennio del Novecento, uno teorico (idee, idee diceva Toniolo) e uno pratico (azione e organizzazione dicavano gli altri). Un titolo e un programma che hanno superato il secolo: «non l’esperienza senza intelletto; non l’intelletto senza esperienza e azione; vita e pensiero inscindibili». E come ha scritto l’attuale direttore dell’editrice, Aurelio Mottola, più recentemente: «il pensiero vero è quello che dalla vita viene e alla vita va. La ragion d’essere della cultura, se non vuole risultare inconcludente rendita di posizione, sta proprio nel debito verso l’esperienza della vita, sua origine e destinazione».


Fonti:
F. Olgiati, Il decennio di Vita e Pensiero
M. Sticco, Armida Barelli: una donna fra due secoli, Vita e Pensiero, Milano 1967 (n.e. di prossima pubblicazione). 
Ead., Padre Gemelli. Appunti per la biografia di un uomo difficile, O.R., Brescia 1974.
G. Cosmacini, Gemelli. Il Machiavelli di Dio, Rizzoli, Milano 1985.
Vita e Pensiero: 100 anni di editoria, a cura di R. Cicala, M. Ferrari, P. Sverzellati, Vita e Pensiero, Milano 2018.

 

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