I giovani in solitaria ricerca di Dio, lontani dalla Chiesa

I giovani in solitaria ricerca di Dio, lontani dalla Chiesa

26.02.2024
Dio, dove sei?
Dio, dove sei?
autori: Paola Bignardi
formato: Libro
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I giovani non vanno più in Chiesa. In realtà "le chiese vuote" sono un fenomeno più trasversale, ma certamente le nuove generazioni sono molto più distanti delle precedenti. Perché? Non è più sentita come necessaria la parte spirituale nel mondo globalizzato e 2.0 in cui siamo immersi? La fede è semplicemente passata di moda? Paola Bignardi, pedagogista, già presidente nazionale di Azione Cattolica, membro dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo che da anni approfondisce la relazione giovani/fede, nel volume Dio, dove sei? Giovani in ricerca prova ad approfondire un tema tutt'altro che scontato, che necessita – da parte degli adulti – un ascolto attento delle nuove generazioni.

I giovani non cercano più Dio o è Dio che oggi è meno facile da trovare per loro?
Lo cercano in un  modo diverso rispetto alle generazioni precedenti e con modalità diverse rispetto a quello a cui siamo abituati a pensare. Cercano Dio nella contemporaneità, attraverso il senso del loro io, anche esasperato, e con un loro approccio alla realtà che chiede a noi adulti di fare i conti con un credo che cambia. Danno un penso molto più importante alle emozioni che alla razionalità, per esempio. D’altronde la fede non può non cambiare se cambia l’umano. Mi pare che i giovani lo stiano segnalando e lo stanno facendo distaccandosi dalle modalità tradizionali di accostare la fede e la spiritualità.

Hanno sostituito la fede e la Chiesa con altro?
La Chiesa non è stata sostituita semplicemente perché non ne hanno compreso la sua necessità, l’istituzione è stata eclissata dal loro panorama. La fede invece è un’altra cosa, perché non tutti quelli che abbandonano la Chiesa hanno abbandonato la fede e soprattutto i dati dell’ultima ricerca dell’Osservatorio Giovani, che usciranno nel libro Cerco, dunque credo?, ci dicono che non ci troviamo di fronte a un semplice agnosticismo diffuso. C’è invece una ricerca di spiritualità importante, seppure sofferta, tortuosa, accidentata. Il dato essenziale è che è una domanda portata in solitudine, è interiore ma con un peso che è molto di più di quello che percepiamo dall’esterno. C’è un grande senso di solitudine, tra loro ma soprattutto sentono lontani gli adulti.

Andare a messa la domenica e comportarsi bene: nel libro si dice che spesso la percezione della fede cattolica è ridotta a questo per i giovani. C'è qualcosa che non va nella formazione (es. catechismo) o è la morale proposta che non è più condivisibile per loro?
Entrambe queste cose e qualcosa in più. Abbiamo intervistato più di 100 giovani. Il 90% ha frequentato il catechismo e gli è rimasta solo la noia di incontri da cui non ricevevano nulla. Questo perché spesso la formazione segue degli schemi sorpassati. Per fare un esempio: la domanda “Dio esiste?”, che una volta era una delle più importanti e diffuse, non gli interessa più; la domanda di oggi è: “Dio può stare in relazione con me?”. Questo dice quanto siamo lontani. I nostri percorsi formativi sono per un tempo di cristianità che non esiste più, bisogna prenderne atto, soprattutto deve farlo chi ha a cuore l'esperienza religiosa nel mondo di oggi e ha delle responsabilità a livello educativo ed ecclesiale.

All'ultima GMG di Lisbona abbiamo visto tutti una partecipazione gioiosa e numerosa di giovani di tutto il mondo. Certo non è la Chiesa di tutti i giorni quella che hanno vissuto, ma com'è la Chiesa che vorrebbero?
È propria la Chiesa della GMG: calda, aperta, inclusiva, amica della vita… Gli insegnamenti morali sono spesso stati trasmessi e quindi percepiti all’insegna della mortificazione, del sacrificio, del “fioretto” per intenderci. È passata l’idea che la via per essere cristiani sia “rinunciare”; non è il messaggio di una vita piena, dialogante, accogliente. Questo è un nodo molto importante che è legato ad altri.

Ad esempio la questione della sessualità?
C’è un cambiamento fondamentale rispetto ai dati scaturiti dalla ricerca Dio a modo mio, che avevamo pubblicato nel 2015. Prima i giovani erano interessati ad approfondire la relazione morale/sessualità. Oggi quella questione è sorpassata, non interessa più; al centro c’è il tema dell’accoglienza e della omosessualità. Perché è una questione di identità, che tocca la persona. La morale cattolica viene percepita come discriminatoria e questo per loro, per tutto il campione degli intervistati, è inaccettabile. Non è una questione di singolarità, dell’essere o meno omossessuali (degli intervistati una minoranza lo è dichiaratamente), ma dell’essere una comunità che accoglie senza giudicare.

Nel libro c'è anche un capitolo dedicato alle giovani donne: la percentuale di coloro che si definiscono cattoliche negli ultimi dieci anni si è quasi dimezzata; siamo passati da un 64% al 39%; la stessa percentuale di donne che oggi si definiscono atee (10 anni fa erano il 12%). Perché loro in particolare si allontanano dalla Chiesa?
Stanno segnalando che la loro condizione nella Chiesa è un  problema. L’indagine statistica dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo ci restituisce una fotografia impietosa, tanto che all’inizio temevo di aver sbagliato i conti nel fare i raffronti. Invece è un dato reale e importante. La condizione della donna nella Chiesa non è più rinviabile. Se le donne di età adulta hanno magari denunciato alcune condizioni o si sono fatte avanti per reclamare un ruolo più attivo rimanendo vicine all’sistuzione le giovani preferiscono semplicemente non frequentare più la Chiesa. Non è un problema di fede. La Chiesa è percepita come patriarcale e maschilista, che discrimina le donne pur usufruendo della loro forza e disponibilità nel portare avanti catechismo, attività ecc. Le giovani hanno rinunciato a modificare la situazione e questo credo sia un altro segnale di cui farsi carico nel breve termine.

Chi è in cerca di un confronto, di spiritualità, di accoglienza in Chiesa, come dovrebbe comportarsi?
La risposta a questa domanda è purtroppo impossibile in questo momento, perché tutto è affidato alla relazione personale e alla “fortuna” che guida i passi di ciascuno: se incontro la persona giusta potrò trovare accoglienza e conforto, ma potrebbe anche non essere così. Se dovessi fare un esempio di come vorrei che fossero le nostre chiese penso alle Monache Agostiniane del Monastero di Sant'Antonio da Padova di Pennabilli. Donne giovani, colte, che hanno creato un luogo accogliente, dove ognuno si sente accolto e libero di essere se stesso, come nel Vangelo.

copertina del libro Dio, dove sei? tra i chiostri dell'Università Cattolica, con una ragazza sullo sfondoA questo proposito, mons. Erio Castellucci nella prefazione al volume condanna la "mormorazione respingente" degli adulti su cui purtroppo si può incappare anche in Chiesa di fronte al nuovo, a chi si avvicina senza magari voler partecipare pienamente. Lei cosa ne pensa? Quali sono gli atteggiamenti che gli adulti dovrebbero evitare con i più giovani per non allontanarli dalla Chiesa e quali azioni invece intraprendere per avvicinarli alla fede, alla conoscenza del Vangelo?
Quello che ferisce di più è il giudizio, per le idee che hanno, per come sono. C’è una componente, anche tra i laici, che tende a immobilizzare le funzioni ecclesiali. Ci sono adulti che pensano si può essere cristiani solo in un modo, il loro, e non ammettono spazi di cambiamento. Ma se escludi i giovani ti condanni a vivere la Chiesa del passato. La prima cosa da vincere è quindi la tendenza a giudicare. In secondo luogo impariamo a trattare i giovani come persone a cui affidare responsabilità, non come piccoli da accudire in eterno. La responsabilità si impara solo portandola, diamogli questa possibilità.

Nel percorso di indagine c’è una storia, una persona che le è rimasta impressa più di altri?
Sono tantissimi i giovani che mi hanno fatto riflettere. Ricordo però in particolare una ragazza, spigliata, apparentemente sicura di sé, la quale alla domanda: “Chi è Dio per te?”, dopo aver risposto: “Non lo so”, è scoppiata in un pianto dirotto. Non è stata l’unica. Molti si sono commossi parlando della loro spiritualità. Dietro la disinvoltura allora mi sono accorta che c’è spesso una inquietudine che scava dentro le vite… i ragazzi hanno una profonda sensibilità e sofferenza che mascherano in mille modi. E poi in generale percepisci il loro bisogno di essere ascoltati. Molti ci hanno ringraziato e non abbiamo fatto altro che questo, ascoltarli.

a cura di Velania La Mendola

 

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