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Intervista impossibile a Stevenson

10.01.2020
Sermone di Natale e altri scritti religiosi
Sermone di Natale e altri scritti religiosi
autori: Robert Louis Stevenson
formato: Libro
prezzo:
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di Velania La Mendola

Una raccolta di testi che svelano la parte più intima e umana del grande narratore R.L. Stevenson (Edimburgo 1850-Samoa 1894): Sermone di Natale e altri scritti religiosi è un libretto speciale, da leggere non solo durante le feste ma da tenere nella propria collezione di “felici” letture. Per capire il perché abbiamo pensato a un piccolo e serio divertissement, un’intervista impossibile allo scrittore scozzese.

Quando ha scritto il Sermone di Natale che apre la raccolta?
L’ho composto per la mia famiglia. Era il 1887... allora mi trovavo sul lago Saranac, tra i Monti Adirondack americani, dove mi ero rifugiato dopo la morte di mio padre. Inizia infatti come una riflessione sulla fine, ma è un inno alla sobria arte del vivere bene. Il Natale è stato lo spunto per un esame di coscienza condiviso, libero da moralismi. Debbo rendere buono il prossimo? No, devo rendere buono me stesso.

Scrive infatti in una delle Preghiere di Vailima, dal nome del villaggio delle Isole Samoa, dove si è trasferito con la sua famiglia nel 1889: «Signore, illuminaci affinché vediamo la trave nel nostro occhio e rendici ciechi davanti alla pagliuzza nell’occhio del fratello». Con chi ha condiviso le sue preghiere?
Come ha spiegato bene Fanny, mia moglie, in ogni casa di Samoa il giorno si chiudeva con la preghiera e il canto di inni. Per me la preghiera è un appello, una necessità: quando sono felice per ringraziare, quando soffro per invocare la forza per sopportare. Terminati il lavoro e i pasti si suonava il pu, una sorta di conchiglia per richiamare tutti, la famiglia e i samoani, attorno alla Bibbia. Dopo una lettura, io, Tusitala, come mi chiamavano, leggevo o improvvisavo una delle mie preghiere.

Si è mai pentito di non aver seguito il percorso di vita indicato da suo padre? Studiare ingegneria, prendere in carico l’azienda di famiglia, da generazioni costruttrici di fari…
Sono uno scrittore, signora, non me ne lamento. Come ho scritto nella Lettera al reverendo Hyde, ammesso che io abbia appreso il mestiere di impiegare le parole per comunicare verità e suscitare emozioni, credo che la letteratura mi abbia fatto viaggiare più di quanto abbia fatto in vita, e viaggiare è più bello che arrivare.

Alberto Manguel nella prefazione del libro scrive che nelle sue storie e nei suoi scritti rifulge una piena corrispondenza con la sua biografia. Insomma secondo il grande bibliofilo argentino, suo estimatore, la sua vita ispira a una filosofia felice, «grata per le piccole e grandi benedizioni della vita».

Mi pare un complimento molto lusinghiero. I libri a loro modo non sono male, ma restano un esangue surrogato della vita. Tutto quello che ho scritto, che spero non sarà tutto invano, deve molto a mia moglie, sia lode a lei.

 

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