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Le migrazioni: la sfida tra pregiudizi e opportunità

03.03.2015
La sfida delle migrazioni
La sfida delle migrazioni
autori: Vincenzo Cesareo
formato: Libro
prezzo:
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Intervista a Vincenzo Cesareo, direttore della rivista «Studi di Sociologia» e autore di La sfida della migrazioni, un’agile ricostruzione storica che segue le tracce dei percorsi di inserimento dei migranti nelle società di arrivo. Una base per uno studio insieme preciso e coinvolgente delle migrazioni nel nostro Paese, che oggi si trova a essere, allo stesso tempo, luogo di partenza, di arrivo e di transito.

Qual è il pregiudizio più diffuso rispetto all'immigrazione?
Dalle indagini più recenti emerge un diffuso senso di insicurezza tra la popolazione che si riflette negativamente anche sulla percezione del fenomeno migratorio. Gli stereotipi maggiormente diffusi sono quelli legati alla percezione del nesso tra stranieri e criminalità. Il sentimento di insicurezza è alimentato anche dai recenti atti terroristici, che sfociano in ingiustificati timori nei confronti dell'intera popolazione musulmana. L'insicurezza generata dalla crisi economica e occupazionale fa sì che gli stranieri vengano percepiti come competitori nell'accesso ai posti di lavoro e alle risorse del welfare state, e non come contribuenti al pari degli italiani. A questa percezione concorre la vocazione sensazionalistica e riduttiva di alcuni media – soprattutto riguardo alla criminalità – che a volte alimenta la stessa insicurezza della popolazione.  
 
Qual è la sfida che si propone di affrontare nel volume?
In verità di tratta di una molteplicità di sfide. La migrazione è infatti prima di tutto una sfida per chi migra: nel corso di questa sua esperienza il migrante avrà accesso a nuove opportunità (occupazionali, formative ecc.) ma incontrerà anche innumerevoli difficoltà e problemi, come ad esempio il rischio di esclusione sociale e politica, pregiudizi e discriminazioni. La migrazione è inoltre una sfida per il paese di partenza che, se dal punto di vista economico beneficerà delle rimesse (economiche e sociali) inviate dal migrante, dall’altro subirà il venir meno di personale spesso qualificato, il cosiddetto brain drain (fuga di cervelli). Infine, ma non meno importante, la migrazione costituisce una sfida per il paese di arrivo sotto diversi punti di vista: in termini politici (si pensi alla questione dell’accesso al welfare o dell’acquisizione di cittadinanza); in termini economici (a seconda dell’epoca storica, i migranti si sono caratterizzati come una risorsa importante o sono stati osteggiati); infine in termini culturali (la diversità è una minaccia o una risorsa per la coesione sociale?).

Qual è il ruolo della famiglia nel processo migratorio e come è cambiato negli anni?
Il ruolo della famiglia nelle dinamiche migratorie che riguardano il nostro paese è cambiato in modo radicale nel corso degli anni. Infatti se i primi flussi in ingresso che hanno riguardato l’Italia si caratterizzavano per una migrazione individuale, di breve periodo e principalmente legata a ragioni economiche, oggi i ricongiungimenti familiari sono il primo motivo di ingresso. Il fenomeno migratorio si è dunque andato consolidando nel corso degli anni e la crescita esponenziale del numero di famiglie migranti ne è il primo indicatore: la famiglia ha infatti un ruolo di rilievo nel processo di integrazione spesso costituendo una realtà molto positiva sotto questo profilo.

A che punto è il processo di integrazione nel nostro Paese?
Alla luce dei dati emersi da una indagine condotta a livello nazionale (Indici di Integrazione Un’indagine empirica sulla realtà migratoria italiana, Cesareo Blangiardo 2009), si può sostenere che l’universo immigrato, nel nostro paese, si colloca mediamente a metà strada tra il modello ideale di chi raggiunge il massimo livello in tutte le dimensioni dei processi di integrazione (economico, sociale, politico e culturale) e, viceversa, chi riporta valori decisamente bassi in ciascuno di essi. Nello specifico si è rilevato come alcune variabili influiscano positivamente sui processi di integrazione dei migranti, quali l’anzianità migratoria, il genere, l’età e le reti familiari. In particolare, per quanto riguarda l’anzianità migratoria, è risultato che il livello di integrazione cresce proporzionalmente alla lunghezza del soggiorno, a conferma del fatto che l’integrazione è un processo che si svolge nel tempo e che necessita di tempo. Per quanto riguarda genere ed età, invece, si evidenzia una più facile integrazione tra le donne e tra i giovani, questi ultimi certamente facilitati dalle maggiori capacità di apprendimento, dalla flessibilità e facilità di relazioni tipiche di questa fascia di età. Dal punto di vista territoriale si rileva una notevole eterogeneità nei processi di inclusione, confermando sia l’ipotesi della intrinseca multidimensionalità del percorso di integrazione sia quelle della forte incidenza dei fattori strutturali e ambientali. Più precisamente, a presentare il massimo di integrazione è la provincia di Trento, seguita nell’ordine da quelle di Ravenna, Modena, Campobasso-Isernia e Torino. Nelle ultime posizioni si collocano le province di Pescara, Bari, Pisa, Catania e Napoli. I livelli più elevati della sola integrazione economica si riscontrano però in Lombardia.

Recentemente il primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermens ha dichiarato in una nota: "Fino a quando ci sono guerre e crisi nel nostro vicinato, le persone continueranno a rischiare la loro vita in cerca di coste europee. Non c'è una soluzione semplice per questo problema complesso, ma è chiaro che non c'è una soluzione nazionale. C'è solo una soluzione europea", cosa ne pensa?
Ho in più sedi e occasioni ribadito la necessità che i paesi appartenenti all’Unione europea condividano una strategia comune per la gestione delle migrazioni le quali, per la loro stessa natura, non possono essere affrontate in modo adeguato separatamente da ciascuno dei singoli Stati membri. Sebbene l’Unione europea sia impegnata ormai da alcuni anni a fornire indicazioni per creare una politica comune in materia di immigrazione e di integrazione, i recenti tragici avvenimenti hanno evidenziato che ulteriori sforzi sono necessari. Infatti, quanto avvenuto è emblematico e dimostra una oggettiva impreparazione a livello europeo nell’affrontare in maniera congiunta e coordinata le questioni migratorie. Come da più parti sostenuto, l’immigrazione, se ben gestita a livello europeo, può rappresentare una risorsa e una opportunità per tutti, anche per i paesi di arrivo.
 

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