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FAUST: uno dei Mostri favolosi

16.09.2020
«L’esperienza che ho del mondo, fatta di amore, morte, amicizia, perdita, gratitudine, stupore, paura, l’ho imparata dai personaggi immaginari che ho incontrato nelle mie letture». Così Alberto Manguel descrive il suo rapporto di intima compagnia con le figure di carta e d’inchiostro che, crescendo con lui, l’hanno istruito a proposito della vita. A questi amici immaginari nel senso profondo della parola, da Cappuccetto Rosso al capitano Nemo, da Faust al mostro di Frankenstein, passando per Dracula, Superman, Giobbe, il nonno di Heidi e molti altri (vedi l'indice), fino ad Alice che gli porge con grazia l’azzeccatissimo titolo Mostri favolosi, Manguel dedica un tributo incantevole, impreziosito dalle illustrazioni di suo pugno, compreso l’autoritratto in copertina. Di seguito l'anteprima del capitolo dedicato al dottor Faust


di Alberto Manguel

«Il dottor Faust (o Faustus) è vecchio. Il dottor Faust è nostalgico. La seconda affermazione è conseguente alla prima: i giovani anelano al futuro, mai al passato. Il dottor Faust cerca quello che ha perduto, o pensa di aver perduto, nei giorni lontani della sua giovinezza. Questo è quanto immaginava Christopher Marlowe nel 1604, e in seguito Goethe, due secoli più tardi. Faust rivendica le prerogative della conoscenza matura, ma allo stesso tempo gode dei privilegi dell’amore giovane: un miracolo a doppio taglio che il suo assistente Wagner chiama «illuminazione».

«Dolci momenti, non svanite!»: con queste parole, dategli da Goethe, Faust implora quest’alleanza miracolosa. Per raggiungere tale illuminazione di saggezza erotica, la scienza umana sembra inadeguata a Faust, che ricorre quindi alla scienza magica. Poi, come sappiamo dalla storia, appare Mefistofele.

Mefistofele (la versione goethiana del demonio) si definisce un fallimento, un essere che desidera operare il male ma, con suo grande rincrescimento, fa il bene. Vuole essere assolutamente cattivo, ma Qualcosa o Qualcuno lo ostacolano di continuo, e i suoi complotti e le sue macchinazioni demoniache non sortiscono l’effetto desiderato. Questo è uno dei tratti più curiosi di Mefistofele. Pensiamo che il male debba sempre vincere, dandone prova nelle grandi e piccole miserie della vita quotidiana, e negli orrori e nelle infamie della storia comune. Ma per Mefistofele, che dovrebbe essere un esperto in materia, non è così. Nonostante tutta la sofferenza umana, il bene sembra trionfare alla fine.

Mefistofele, come Barbara Cartland, crede che tutto, malgrado i suoi sforzi, abbia un lieto fine e, strano a dirsi, il più delle volte ha ragione. Anche se nel Doctor Faustus di Marlowe le fiamme dell’inferno divoreranno l’avido dottore (che, da codardo, in cambio della salvezza, offre di bruciare i libri, come se delle povere cose fossero colpevoli della sua ambizione), la prima parte del Faust di Goethe si conclude con la salvezza di Greta, la giovane donna sedotta da Faust, e la seconda parte con la salvezza dello stesso scellerato Faust.  Questi tentativi falliti di operare il male sono forse da imputare alla cattiva reputazione di Mefistofele: «Da eroe a generale, da generale a politico, da politico ad agente dei servizi segreti, e da qui a una cosa che sbircia dalle finestre della camera da letto o del bagno, per diventare un rospo e infine un serpente – è questo il progresso di Satana», scriveva C.S. Lewis nella sua «Prefazione» al Paradiso perduto di Milton.

Ma il dottore è insistente. Così lo intese Thomas Mann quando, sotto lo pseudonimo di Adrian Leverkühn, fece accettare ancora una volta a Faust il terribile e inefficace legame. Attraverso il poeta fallito Enoch Soames, Max Beerbohm dava una sardonica interpretazione britannica della tragedia. Tramite l’opera di Gounod, il poeta argentino Estanislao del Campo creò un gaucho che raccontava il dramma a cui aveva assistito sul palco. Nel mezzo degli orrori staliniani, Michail Bulgakov ideò un’oscura lettura russa del patto nel Maestro e Margherita. Tra le versioni più antiche c’è l’anonima Storia del Doctor Faustus stampata per la prima volta in Germania nel 1587; seguirono innumerevoli edizioni, inclusa quella trasformata in uno spettacolo di burattini che Goethe vide da bambino e che, senza dubbio, nutrì i suoi incubi da adulto.

Nei secoli passati, quando vendere la propria anima era considerato un’impresa da far tremare la terra, le cose erano più semplici per Mefistofele, sia che ne uscisse vincente o sconfitto.

Oggi che attribuiamo un valore assai inferiore alla nostra anima e la scambiamo quotidianamente per piccolezze come un contratto petrolifero o un seggio in Senato, il compito di Mefistofele si è fatto, paradossalmente, molto più difficile.

Dannarsi l’anima per un nonnulla dà all’anima quel valore, e Mefistofele (la cui attività connaturata è l’usura) ambisce alla ricchezza. Visto che i Faust di oggi non perseguono la conoscenza e l’amore, ma il guadagno, o un invito a un reality show, o il proprio nome in insegne luminose digitali, Mefistofele deve darsi un gran daffare per accumulare il numero di anime necessario per trarne profitto.

 
Mostri favolosi
autore: Alberto Manguel
collana: Varia. Saggistica
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 2020 | pagine: 328
«L’esperienza che ho del mondo l’ho imparata dai personaggi immaginari delle mie letture». A queste figure Alberto Manguel dedica un tributo incantevole e magico, impreziosito dalle sue illustrazioni.
€ 20,00

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