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Gauchet, La fine del dominio maschile

02.09.2019
La fine del dominio maschile
La fine del dominio maschile
autori: Marcel Gauchet
formato: Libro
prezzo:
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«L’avvenimento non è di poco conto… stiamo as­sistendo alla fine del dominio maschile». Così ini­zia il nuovo libro di Marcel Gauchet (in libreria dal 19 settembre), filosofo sempre attento a cogliere le dinamiche che caratterizzano i rapporti umani nella società contemporanea. In attesa di poterlo sfogliare tra le mani, vi anticipiamo un brano intitolato Il defunto padre.

di Marcel Gauchet

«Se c’è un indizio che non inganna riguardo alla radicalità di questa rottura è il rapido liquefarsi della figura del padre. Era il punto nevralgico del dispositivo, avendo il compito di garantire l’articolazione tra la cellula famigliare e l’organismo sociale. […]  In questo senso era giustificato parlare di un ordine patriarcale, quello stesso che è ora evaporato senza lasciare tracce se non quelle che un primato millenario lascia necessariamente nel paesaggio culturale.

La de-istituzionalizzazione della famiglia ha svuotato di senso la funzione paterna, così come, del resto, l’omologia tra famiglia e società. Il padre, nel senso dello stato civile, non deve più essere il ‘capo’ dentro uno spazio famigliare intimizzato, così come il capo, in senso istituzionale (il ‘capo di Stato’), non è più un ‘padre’. Il modello dell’autorità si è ‘de-patriarcalizzato’ o ‘de-paternalizzato’. Tra le immagini che i cittadini si fanno oggi del potere e dei suoi attributi, nessuna è più lontana di quella del ‘patriarca’. In materia di esercizio dell’autorità, il ‘paternalismo’ è diventato uno spauracchio.

Allo stesso modo, la ‘Legge del padre’, con la L maiuscola, nei termini proposti dalla psicoanalisi e portata alla sua espressione più sistematica da Lacan, non ha più niente da dire. […] L’errore, come possiamo registrare retrospettivamente, è stato di ipostatizzarla elevandola a invariante antropologica. Non era invece che un fatto sociologico, certo storicamente radicato, ma comunque revocabile e, del resto, in piena crisi. La psicoanalisi è figlia del terremoto nel sistema di riproduzione sociale che abbiamo descritto e della crisi delle sue successive traduzioni famigliari. Su queste basi ha teorizzato un modello che sta crollando. […]

Il famoso ‘padre separatore’, incarnazione della fondativa proibizione dell’incesto e investito della funzione di staccare il bambino dalla fusione con la madre, non era nient’altro che la dimensione psichica del padre mediatore, ponte tra l’interno privato e l’esterno pubblico della famiglia-istituzione. In realtà, ciò che si esprimeva per suo tramite era l’imperativo supremo di piegarsi alle necessità di sopravvivenza del gruppo, nel duplice aspetto di perpetuazione della vita e difesa contro una minaccia esterna. La ‘Legge del padre’, da questo punto di vista, era intimamente legata al diritto di vita e di morte della collettività sui suoi membri e al tributo di sangue, cui veniva associato il dovere di riprodursi, nei termini fissati dalla disgiunzione e dalla congiunzione gerarchica dei sessi e sotto la garanzia dell’autorità del capo famiglia.
Per questo non stupisce, sia detto di passaggio, che tali differenti attestazioni dell’imprescindibile primato del collettivo abbiano visto anch’esse la loro aura affievolirsi e spegnersi. Una simile scomparsa dell’ingiunzione intima da parte della legge del gruppo, per come si concentrava nella figura del padre, avrebbe dovuto accompagnarsi a enormi sconvolgimenti nell’economia psichica. E invece, con o senza grande separatore, l’umanizzazione dei nuovi venuti in qualche modo continua a compiersi, così come continua a operarsi il loro ‘accesso al simbolico’. Il fatto è che questi fondamentali processi, modellati effettivamente da quei sistemi di regole, seguono percorsi più profondi e sono quindi in grado di riconfigurarsi dentro un ambiente nuovo, generando nuovi problemi. È questa la novità che andrebbe esplorata, piuttosto che insistere nella constatazione di una carenza che non spiega più nulla. Ciò che comunque è acquisito, ormai, è che, perdendo la chiave di volta del principio paterno, il dominio maschile ha perso il suo più solido punto di appoggio.»

 

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