Il tuo browser non supporta JavaScript!

L'uomo ama le Maiuscole

13.07.2020
Dove abita l'infinito
Dove abita l'infinito
autori: Silvano Petrosino
formato: Ebook
prezzo:
vai alla scheda »
Di seguito un estratto dal primo capitolo del nuovo libro di Silvano Petrosino intitolato Dove abita l'infinito. Trascendenza, potere e giustizia che inizia con un passo biblico dedicato alla casa di Dio:

Quando il re si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato tregua da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto una tenda».
Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in mente di fare, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e riferisci al mio servo Davide: Dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa da quando ho fatto uscire gli Israeliti dall’Egitto fino a oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione. Finché ho camminato, ora qua, ora là, in mezzo a tutti gli Israeliti, ho forse mai detto ad alcuno dei Giudici, a cui avevo comandato di pascere il mio popolo Israele: Perché non mi edificate una casa di cedro? [...] (2 Samuele 7,1)

L’uomo ha una vera passione per le ‘vette’ e per il ‘cielo’, per tutto ciò che sta ‘in alto’ ed è ‘superiore’.
Egli ama le maiuscole e non si lascia mai sfuggire l’occasione di precisare, con un certo compiacimento, che l’amore vero è quello scritto con la ‘A’ maiuscola, che la verità a cui bisogna tendere è quella scritta con la ‘V’ maiuscola, e così via. Un simile processo di maiuscolizzazione non a caso trova il proprio compimento in Dio, vale a dire in colui che sta più in alto di tutti, nell’essere che è superiore a tutto e a tutti.

Da questo punto di vista la pretesa di Davide, confermata da Natan, risulta fin troppo comprensibile: chi, se non un re, ha il diritto/dovere di costruire una casa a Dio? Una volta che i confini del regno sono sicuri e i nemici sono battuti, che cosa resta da fare a ‘sua altezza il re’ se non costruire una casa degna dell’unica altezza che le è superiore, quella di Dio? Analogamente, per un profeta del Signore quale parola più alta può esserci rispetto a quella che è chiamata addirittura ad autorizzare la costruzione della stessa casa di Dio, parola che si trova così attraversata dal brivido di poter assecondare a un tempo i due poteri, quello politico e quello religioso? D’altra parte, perché mai una simile pretesa dovrebbe essere giudicata con severità? In fondo Davide e Natan sentono l’urgenza di togliere l’arca di Dio dalla precarietà di una tenda per metterla al sicuro all’interno di un luogo stabile e protetto: si tratta di realizzare una costruzione che, come si è già accennato, da una parte sia degna dell’altezza/superiorità di Dio, ma che dall’altra sia in un certo senso anche in grado di proteggerla e salvaguardarla. È precisamente in riferimento a questo ideale/idolo di protezione che si comprende perché i membri del ‘partito il Dio’ vivano sempre con un evidente entusiasmo il dovere ch’essi stessi si attribuiscono e sul quale non hanno mai alcun dubbio. Tale convinzione – è bene ripeterlo – investe non solo il re ma anche il profeta, il quale, travolto da una sorta di entusiasmo religioso, finisce per cadere in una trappola.

Emerge a questo livello uno dei motivi più sorprendenti e profondi del logos biblico; nessuno può appropriarsi della parola di Dio, nessuno può dare per scontato il compito di dover parlare in nome di Dio, nessuno può nominare invano il nome di Dio. In altre parole, nessuno può attribuirsi, una volta per tutte e definitivamente, il diritto di parlare in nome dell’Altissimo. Infatti, non appena ci si illude di aver inteso il volere di Dio, non appena si pensa di poter smettere di prestare attenzione e di ascoltare perché finalmente si crede di aver compreso il contenuto della parola divina, ecco che subito il Signore interviene e riapre la partita, scompagina ancora una volta le carte e scarta (in senso calcistico) l’interprete per sollecitarlo verso nuovi e imprevedibili orizzonti di senso...

>> continua a leggere




 

Array
(
    [codice_fiscale_obbligatorio] => 1
    [coming_soon] => 0
    [fattura_obbligatoria] => 1
    [fuori_servizio] => 0
    [homepage_genere] => 0
    [insert_partecipanti_corso] => 0
    [moderazione_commenti] => 1
    [mostra_commenti_articoli] => 1
    [mostra_commenti_libri] => 1
    [multispedizione] => 0
    [pagamento_disattivo] => 0
    [reminder_carrello] => 0
    [sconto_tipologia_utente] => prodotto
)

Articolo letto 514 volte.

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*
Captcha errato

Newsletter

* campi obbligatori

Collane

  • Cultura e storia
  • Filosofia morale
  • Grani di senape
  • Le nuove bussole
  • Metafisica e storia della metafisica
  • Pagine prime
  • Punti
  • Relazioni internazionali e scienza politica.ASERI
  • Sestante
  • Studi interdisciplinari sulla famiglia
  • Temi metafisici e problemi del pensiero antico
  • Transizioni
  • Varia. Saggistica
  • Scopri le altre Collane