«Un bambino è nato fra noi»: finché questo accadrà, la speranza abiterà la terra

«Un bambino è nato fra noi»: la speranza abiterà la terra

22.12.2021
Mettere al mondo il mondo
Mettere al mondo il mondo
autori: Giovanna Brambilla
formato: Libro
prezzo:
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«Entrare in questo mondo è un mistero. Uscirne è un mistero. E ciò che ci sta in mezzo, che chiamiamo la vita, è ugualmente un mistero». Mai come oggi, dopo l’esperienza della pandemia è il momento di pensare alla nascita, o meglio ad una rinascita, al desiderio di ricominciare e di ricostruire: la storica dell’arte Giovanna Brambilla nel volume Mettere al mondo il mondo celebra proprio il potere taumaturgico della generatività, in un percorso che, attraverso le opere d’arte, ci permette di viaggiare avanti e indietro tra secoli e paesi diversi.
«La danza della maternità, il corpo che cresce nell’attesa, la riflessione sulle parole che generano, la nascita come scandalo, contro pregiudizi e barriere, e poi la venuta al mondo come profezia, bilancio in attivo, vortice di emozioni, relazione intima ed esclusiva o progetto temerario» sono le pieghe della storia narrata; una storia senza tempo, che va letta come un’opera corale; una storia che si fa cammino fra le opere d’arte di luoghi e tempi differenti.
Gli artisti e le artiste, per i quali ogni opera è sempre, in qualche modo, un parto, hanno affrontato il tema con declinazioni diverse intrecciando labirinti di pensieri e idee che l’autrice rilegge per noi, narrandoli in una nuova storia, con la preziosa consapevolezza che «un bambino è nato fra noi» e che, finché questo accadrà, la speranza abiterà la terra.
Di seguito un’anteprima del primo capitolo dedicato all’opera che dà titolo al volume:
Mettere al mondo il mondo di Alighiero Boetti.  

Nella rotta che porta dall’Italia all’Afghanistan, in un punto imprecisato tra Torino, Roma e Kabul, nel 1972, un inquieto Alighiero Boetti dà vita a Mettere al mondo il mondo, un’opera che prenderà forma attraverso diverse varianti, in cui si dispiega in modo straordinario la genialità dell’artista; lo stesso anno nascerà la figlia Agata, il suo mondo messo al mondo.
A guardarla bene, quest’opera non agevola chi non conosce l’artista e il suo universo immaginifico: appassionato di codici, di linguaggi, storie, viaggi, attese, Boetti genera un lavoro a cui si può attingere a piene mani, se quello a cui si pensa è l’importanza della vita e della rinascita come chiave di lettura coraggiosa dell’esistenza.

Mettere al mondo il mondo monta il codice del linguaggio a cui si è abituati, ne riscrive le sequenze; l’artista sa di avere a che fare con persone che si aggirano per i musei annoiate, e crea dispositivi pensati per attirare l’attenzione, rompere l’indifferenza, mettere in gioco.
Simili a ‘trappole per topi’, a discreti e ingegnosi sistemi di cattura dello sguardo, tutte le opere di Boetti riescono a impadronirsi della più reticente delle capacità umane: l’attenzione per un tempo prolungato.
Ed ecco che in questo lavoro epico, di grandi dimensioni, si para alla vista un sistema di decifrazione complesso, ma intuibile.

A sinistra, lungo il bordo, sono allineate in verticale le lettere dell’alfabeto e da lì, secondo un’invisibile partitura, incolonnate da sinistra a destra, su uno sfondo blu, fitto, dato da tratti di penna bic, campeggiano numerose virgole bianche, risparmiate dall’inchiostro, posizionate in corrispondenza delle lettere, in modo da comporre, seguendole pazientemente con lo sguardo, la scritta: «mettere al mondo il mondo».

Tempo lungo, attesa e pazienza, appunto, ma anche lavoro manuale senza risparmio, presenza fisica delle mani, del corpo, dello sguardo: questi sono gli elementi necessari per pensare e generare un’opera, ma anche per accoglierla e comprenderla, così come accade per ogni nuova vita.
Il colore blu, lo stesso del cielo, associato allo sguardo verso l’alto, alla ricerca del senso divino della vita, quel blu che un artista coetaneo, il francese Yves Klein, aveva caricato di energia e misticismo, ospita la scrittura, strumento di narrazione dell’uomo, ancor oggi mezzo privilegiato per tramandare la storia di generazione in generazione.

Altri due temi sostanziano l’opera; non si tratta di aspetti visibili, ma di investiture emotive, che accompagnano i lavori, quasi come certificati di nascita: spesso le sue creazioni erano regali consegnati dall’artista a persone lui care, doni di una parte di sé.
Boetti ci si vedeva in queste opere, fino a considerarle quasi dei ritratti: lì stava la sua poetica, in quelle frasi c’era il suo modo di affrontare la vita, una vita che sarà poi possibile leggere attraverso le parole della figlia Agata, che per lui era un mondo messo al mondo; sarà lei a ricostruire con il suo sguardo il modo di vedere del padre.

«Mettere al mondo» è frase nota, unisce volontà – perché mettere è sempre un atto consapevole – ma anche coraggio di affidarsi; mettere al mondo significa che la creatura che nasce, indifesa, sarà invitata a esplorare, viaggiare, incontrare, crescere; se poi quest’espressione nelle mani di Boetti si completa con altre due parole, acquistando un nuovo finale, allora Mettere al mondo il mondo intreccia il concetto della creatività a quello della generatività: ogni nascita è potenzialmente una rinascita, perché unisce la fiducia nel mondo che accoglie e la speranza di un mondo che può essere creato e prendere forma, collega il passato, visto ed esperito, con il futuro che verrà.  
 

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