Il podcast per divulgare contenuti complessi - Intervista a Roberto Fioretto

Il podcast per divulgare contenuti complessi - Intervista a Roberto Fioretto

28.11.2022
Comunicazione d'impresa
Comunicazione d'impresa
autori: Annalisa Galardi
formato: Libro
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Dopo un lungo periodo in cui i video hanno avuto la meglio sull’audio, i podcast stanno vivendo un momento di impressionante successo. Secondo i dati di NielsenIQ, sono più di 15 milioni gli italiani che li ascoltano e la quota più elevata di “heavy users” ha tra i 25 e i 34 anni. Il podcast, quindi, può essere un ottimo mezzo per fare edutainment, divulgando temi complessi in modo accessibile. Annalisa Galardi, autrice del manuale Comunicazione d'impresa, ne parla con Roberto Fioretto*, autore con Elisa Bottignolo** del podcast LeadEretici (www.spreaker.com/show/leaderetici).

di Annalisa Galardi

Come è nata l'idea del podcast
LeadEretici?
LeadEretici nasce da un imprevisto. Un po’ come nella poesia di Montale intitolata Prima del viaggio. Io e mia moglie Elisa, co-autrice del podcast, eravamo pronti per dar vita a un nuovo progetto. Ma ancora non lo sapevamo. Nei suoi primi versi, la poesia di Montale recita: «Prima del viaggio si scrutano gli orari, le coincidenze, le soste, le pernottazioni e le prenotazioni…». Allo stesso modo, alle porte della primavera del 2019, ci siamo preparati per partecipare alla prima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile a Firenze. Io sono entrato in quell’esperienza da manager della comunicazione che lavorava – e tuttora lavora – in una fondazione, la cui sfida quotidiana è comunicare la filantropia. Elisa, invece, era lì con me come appassionata di economia civile e come insegnante.

Mentre ascoltavamo le esperienze che si alternavano sul palco e partecipavamo alle varie sessioni, è arrivata l’idea. A un certo punto Elisa si è avvicinata al mio orecchio e, con gli occhi che le brillavano, mi ha detto: «Queste donne e questi uomini sono dei veri LeadEretici!». Ho adorato da subito questa parola, riassumeva perfettamente l’aria che avevamo respirato durante la tre giorni di incontri fiorentina. LeadEretici. Ancora oggi, a distanza di qualche anno, continuo a trovarla una parola potentissima. Chi sono i LeadEretici? Sono persone che esercitano una leadership che è, nel contempo etica – orientata al Bene Comune – ed eretica, che sceglie cioè consapevolmente (e non è un caso che il concetto di scelta sia presente nell’etimologia greca della parola) di infrangere alcune regole e pratiche consolidate per raggiungerlo. Sì, LeadEretici è un imprevisto. Tanto piacevole quanto potente. Un esempio di serendipità.

E ora che ne sarà del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.

E proprio come nei versi con cui si chiude la poesia di Montale, ci siamo chiesti: «E ora, che ne sarà di questa idea?». Un’intuizione totalmente imprevista, ma in fondo già presente dentro di noi e pronta per germogliare. E così, dopo due anni di idee spettinate, quaderni pieni di appunti, progetti più o meno compiuti, esplorazioni e letture fatte, con la calma che serve a un buon pane per lievitare, nell’ottobre del 2021 ha visto la luce LeadEretici. Senza fretta, ma animati da un’urgenza: la necessità e, insieme, il gusto di condividere storie, ricerche, dialoghi e letture per nutrire la consapevolezza in chiunque desideri esercitare una leadership generativa. Cioè in chiunque abbia la volontà di dare il proprio contributo per attivare ambienti (di lavoro ma non solo) generativi, in cui possa germogliare il potenziale umano.

Annie Dillard afferma che il modo in cui trascorriamo le nostre giornate è, ovviamente, il modo in cui trascorriamo le nostre vite. Una frase potente, nella sua semplicità. E il modo in cui trascorriamo buona parte delle nostre giornate è lavorando. Siamo sicuri quindi di poterci permettere un lavoro 'senza senso'? La risposta, per noi, è una soltanto: no. Siamo convinti che nelle organizzazioni umane, di qualsiasi tipo, la forma segua la coscienza. La qualità di ogni sistema (vivente) umano – e le organizzazioni lo sono a pieno titolo – dipende dalla qualità della consapevolezza delle persone in quello stesso sistema. Detto in maniera brutale: nessuna organizzazione (un’azienda, una famiglia, una comunità…) potrà mai evolvere oltre il livello di consapevolezza dei suoi leader. E siamo arrivati al punto cruciale. Se è vero che il cambiamento culturale e organizzativo è una delle sfide più complesse per chi esercita leadership oggi, solo chi è realmente consapevole delle cornici che attraversa saprà attivare, cogliere ed espanderne il potenziale.

LeadEretici è il nostro piccolo – ma ci auguriamo significativo – contributo a diffondere qualche seme, animati dalla speranza che generi nuove consapevolezze che contribuiscano, per dirla con il filosofo Vito Mancuso, ad “aggiustare la vita” delle persone, ovvero a renderla più giusta. La leadership generativa ha a che fare con tutto questo. Ciascuno di noi ha il potere di attivare ambienti generativi, in cui possa germogliare il potenziale umano. Ciascuno di noi può essere un LeadEretico o una LeadEretica. Come? Ecco, è questa la domanda che ci ossessiona e a cui stiamo cercando di rispondere con il nostro podcast.

Come organizzi il tuo lavoro?
Quando concludo un’intervista per LeadEretici, tra i commenti dei miei ospiti che più mi gratificano c’è questa frase: «Grazie per queste domande, mi stimolano. Non me le avevano mai fatte!». Se dovessi dare un peso alle singole fasi di preparazione di una puntata – sia per le puntate in cui sono da solo sia per quelle in cui dialogo con i miei ospiti – la fase di studio, preparazione e approfondimento è sicuramente quella più rilevante e onerosa dal punto di vista del tempo che richiede. E nella mia quotidianità professionale di manager ti assicuro che parliamo di un delicato gioco di incastri ed equilibri. Quando intervisto le LeadEretiche e i LeadEretici che scelgo per le puntate, li 'frequento' a lungo attraverso i loro libri, le interviste che hanno rilasciato, la storia delle aziende in cui operano e tutte le informazioni che posso recuperare. Studio tantissimo, divoro letteralmente i loro libri, se ne hanno scritti. Li leggo, li sottolineo, li sintetizzo, li problematizzo, ne faccio esperienza portandoli nella mia vita. Questa postura arriva dagli anni del dottorato di ricerca, in cui studiare, ricercare, fare e farmi domande era il mio lavoro principale. Quando impari a farlo, non lo dimentichi più. E dallo studio, sia io che Elisa, abbiamo sempre ricavato un piacere enorme. Conoscere, approfondire, farci domande, non potremmo mai farne a meno.

Una volta “digeriti” i materiali sulla tematica al centro di una puntata, se devo realizzare un’intervista procedo con la fase di contatto. Il più delle volte utilizzo – con soddisfazione – Linkedin e, non me lo sarei aspettato, questa fase finora è sempre andata piuttosto liscia. Fin qui ho sempre trovato nei miei interlocutori curiosità e voglia di contribuire mettendosi in gioco, nonostante le vite dei miei ospiti siano professionalmente piuttosto dense. E di questo sono infinitamente grato a tutte e tutti coloro che hanno scelto di condividere la loro voce di LeadEretiche e LeadEretici.

Il passo successivo è la scrittura. E questa è la vera fase creativa. Scrivere per podcast è per me un’esperienza entusiasmante. Nella rubrica Leader are readers, ad esempio, racconto in 10 minuti i libri che non dovrebbero mancare nella biblioteca dei LeadEretici. Se parlassi totalmente a braccio, rischierei di essere dispersivo. Una buona scrittura aiuta a non perdere il filo e a spremere l’essenziale, un esercizio di sintesi importante, specie in un’epoca come la nostra in cui la risorsa più scarsa è il tempo e, di conseguenza, l’attenzione. Tutto questo senza paura di trattare i temi dal mio personale punto di vista, di porre domande, anche scomode, portare intuizioni. Cerco di rimanere sempre fedele a questo principio. In particolare quando intervisto, perché il valore che si genera nello scambio autentico tra persone che si confrontano su una tematica che le accende è linfa vitale per un podcast che funziona.

E dopo la scrittura arriva la parte più intrigante. La registrazione della puntata. Quando intervisto, solitamente registro sia l’audio che il video ma poi, per scelta – che condivido sempre prima con i miei ospiti – utilizzo solo l’audio. Quando registro da solo, invece, mi limito a registrare l’audio. In questa fase si possono fare deviazioni dalla traccia, anzi, talvolta è fondamentale 'andare a jazz' per assecondare il flusso. Registro per lo più nel weekend o la sera, una volta concluso il mio lavoro di manager. Le puntate più belle, per me, sono le interviste perché sperimento l’alchimia dell’incontro. Alla fine di queste chiacchierate mi sento nutrito e rinverdisco le ragioni che mi – e ci – hanno portato ad avviare questa avventura. Lo sforzo che mi anima è quello di divulgare contenuti complessi in modo accessibile, ma mai banale. Semplificare non significa banalizzare o 'pattinare' sui contenuti. Al contrario, significa conoscerli così bene e averli fatti così propri che diventa facile parlarne e discuterne senza snaturarli, perché fanno parte di te. Credo sia questa la cifra distintiva di LeadEretici: un connubio tra profondità e leggerezza (quella dell’uccello però, non quella della piuma, per dirla con Paul Valery).

Un’altra fase fondamentale è il montaggio, che – come la registrazione – richiede un minimo di formazione tecnica. Online esistono corsi piuttosto economici e ben fatti. Io ne ho seguiti alcuni su podcasting, dizione, montaggio. Poi continuo a leggere, sperimentare, seguire podcast, blog e chiedere feedback, per cercare di diventare sempre più efficace. Adotto una struttura di base che si ripete sempre a seconda della rubrica, la utilizzo come una sorta di firma. All’interno di ciascuna puntata poi, a seconda del tema trattato, mi do la libertà di 'giocare' con i suoni e i contenuti, animato dall’intento di aggiungere senso.

Una nota sulle dotazioni iniziali, che forse può essere utile a chi vuole avviare l’avventura di podcaster: oltre a un pc mediamente potente, è necessario avere un buon microfono (io ne utilizzo uno a condensatore), un programma di montaggio audio (ce ne sono diversi, anche gratuiti) e una piattaforma di hosting (una delle migliori, secondo me, è Spreaker, che consente di pubblicare con un solo click le puntate in tutte le principali piattaforme di distribuzione). Pc a parte, con una base di ca. 300 euro, e tanta voglia di sperimentare e imparare da tutto e tutti, si può partire con un set di strumenti che consente già risultati molto buoni. Io poi ho scelto di investire anche una piccola cifra per registrare, con l’aiuto di uno studio, una sigla e un codino con cui firmo ogni puntata. 

L’ultima fase è la promozione. Utilizzo i principali social network – Linkedin è quello che mi dà più soddisfazione – per rilanciare le puntate e accendere discussioni. Qui gioco un po’ in casa, a dire il vero, lavorando come manager nel settore della comunicazione sociale e culturale e avendo ormai oltre vent’anni di mestiere alle spalle.

Quali suggerimenti daresti a chi vuole affacciarsi al mondo del podcast?
Per rispondere a questa domanda, utilizzerò una metafora legata al cibo. Per realizzare un piatto gustoso ed esteticamente gradevole, cioè per regalare a chi lo degusta una vera e propria esperienza, e non solo un modo per riempire la pancia, c’è un ingrediente fondamentale: l’unicità. Il tuo piatto, semplice o complesso che sia, dovrà avere degli elementi di forte riconoscibilità, che lo distinguono da tutte le altre pietanze che una persona ha assaggiato finora o assaggerà in futuro. Fuor di metafora, l’invito è a cercare una cifra distintiva, chiara e riconoscibile, esprimendo e condividendo valori, idee e tematiche di fronte alle quali si sente un’urgenza quasi irrefrenabile.

Credo che la vera differenza sia tra chi tratta un tema che sente davvero suo, di cui ha una conoscenza profonda, e chi lo fa invece semplicemente perché è 'cavalcabile'. Un podcast, a mio parere, funziona nella misura in cui il pubblico ti riconosce come esperta o esperto di quella specifica tematica, percependo nel tuo prodotto un gusto e una fragranza uniche, date da ingredienti di prima scelta, oltre che da un lavoro di progettazione attento, creativo e intelligente. Un’autentica coerenza tra ciò che sei, ciò che fai e ciò che dici. In sintesi, a chi aspira ad avviare un podcast direi: sii te, studia a fondo i temi di cui parli, sperimenta, persegui l’autenticità e asseconda l’urgenza di portare i tuoi temi nel mondo. Nella peggiore delle ipotesi, questa esperienza nutrirà te. Nella migliore, contribuirai ad arricchire la vita delle persone che ti ascolteranno.


Per approfondire >> Comunicazione d'impresa


*Roberto Fioretto, PhD
Responsabile comunicazione della Fondazione Cariparo e counselor con il pallino dello sviluppo organizzativo è osservatore appassionato dei sistemi che le persone attivano entrando in relazione. Ama esplorare le culture organizzative e considera la parte più importante del suo lavoro mettere in contatto le persone (e se stesso) con il loro potenziale più alto.

**Elisa Bottignolo, PhD
Insegna Teoria e tecnica della Comunicazione e Relazione in una Scuola Superiore in provincia di Venezia, di cui cura anche la comunicazione esterna. Parallelamente all’insegnamento, ha dato vita a K-Lab Education: la sua finestra sul mondo da libera professionista, grazie alla quale si occupa anche di apprendimento, didattica e formazione nella comunicazione.

 

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