Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale - La serie - Adriano D'Aloia, Cecilia Penati - Vita e Pensiero - Articolo Vita e Pensiero

Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale - La serie

digital Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale - La serie
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
sezione Open Access
titolo Catturati dalle storie. Il carcere come figura narrativa in Romanzo Criminale - La serie
Autori ,
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 12-2011
issn 0392-8667 (stampa) | 1827-7969 (digitale)
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Ogni storia ha bisogno di un luogo in cui rifugiarsi da se stessa. Spesso è un luogo di passaggio, nel duplice senso della parola: luogo in cui non ci si ferma a lungo, e soglia che una volta attraversata determina un cambiamento. In questo luogo particolare l’andamento del racconto sembra segnare il passo, scostarsi un momento in un antro, nascondersi quasi, persino temporaneamente imprigionarsi. In quel luogo di (apparente) distacco la narrazione subisce una condensazione, si concentra su ciò che là fuori non poteva risolversi, si apre a nuove dimensioni (la memoria, l’interiorità) e modifica significativamente le relazioni fra i soggetti che abitano il mondo della storia. Una delle forme concrete che questo topos narrativo può assumere è il carcere, da intendersi non tanto e non solo come spazio fisico entro cui è ambientata la vicenda di un testo narrativo (o una sua porzione), ma come luogo che consente la realizzazione strategica di una o più funzioni narrative. In questa prospettiva, nelle prossime pagine proporremo un’analisi del ruolo (cruciale) del carcere in Romanzo criminale – La serie, un caso eccentrico nel panorama della fiction televisiva italiana, per almeno due ragioni. In primo luogo perché la serie, che racconta le vicende dell’organizzazione malavitosa romana conosciuta come “Banda della Magliana” seguendone le vicissitudini per un trentennio di storia italiana, si innesta in una fortunata e composita “genealogia testuale”. Fatti reali (e la loro trasfigurazione cronachistica) della storia nazionale prendono una prima forma narrativa in un prodotto letterario (il romanzo del giudice Giancarlo De Cataldo, pubblicato nel 2002) e assumono nuovo vigore con l’adattamento del libro per il grande schermo realizzato nel 2005 da Michele Placido. Ma se nel film il carcere non ricopre un ruolo rilevante (i personaggi entrano o escono da Regina Coeli, ma poco della loro permanenza al suo interno è dato a vedere), nella serie esso è un motivo (sebbene non un tema) ricorrente con precise funzioni strategiche.

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