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Interveillance and identity: a quantitative study of privacy concerns related to new social media

digital Interveillance and identity: a quantitative study of privacy concerns related to new social media
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 2. Critica della ragion socievole. Le teorie davanti alla problematicità del web 2.0
titolo Interveillance and identity: a quantitative study of privacy concerns related to new social media
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 02-2012
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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€ 6,00

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

RIASSUNTO
L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire una teorizzazione sociale e una descrizione empirica aggiornata dei modi in cui i diversi gruppi sociali percepiscono le forme mediate della sorveglianza nell’era delle tecnologie convergenti (e sociali). Riferendosi ai processi di monitoraggio tra pari che convergono nella sovrastante struttura di sorveglianza automatizzata, questo articolo sostiene che i social media alimentano un regime di interveillance in continua espansione e soggetto a sfruttamento commerciale. L’analisi adotta la prospettiva di Giddens sulla relazione socio-psicologica tra il sé e la società, e discute in particolare il ruolo di pervasivo monitoraggio che i sistemi astratti esercitano nei processi identitari. A partire dai risultati di una ricerca quantitativa realizzata in Svezia, si mostra come le percezioni che le persone hanno della sorveglianza possano essere ricondotte a tre macro-ambiti che coincidono con la sorveglianza di stato, la sorveglianza commerciale e l’interveillance; ciascuna categoria corrisponde a un determinato profilo socio-demografico identificabile in termini di età e di educazione. L’analisi delle preoccupazioni relative alla privacy nell’ambito della interveillance dimostra che la cultura dei social media tende a dissociare i gruppi sociali non solo in base a categorie socio-demografiche, ma anche in relazione agli orientamenti ideologici e agli stili di vita. In particolare, i gruppi (a prevalenza femminile) con un’istruzione (spesso elevata) nelle discipline sociali, pedagogiche o umanistiche, e con un orientamento politico a sinistra, costituiscono il nucleo più significativo di critica sociale.

SUMMARY
The aim of this article is to provide a social theorization and an updated empirical account of how different social groups perceive mediated forms of surveillance in times of converging (social) media technologies. The article holds that the realm of social media nurtures an expanding, commercially exploited regime of interveillance, referring to the socially driven processes of peer-to-peer monitoring that feed into the overarching structure of automatized surveillance. The analysis adapts a Giddensian perspective on the social-psychological relationship between self and society, particularly discussing the pervasive monitoring role of abstract systems in identity processes. Analyzing the results from a nation-wide Swedish survey, it is shown that people’s perceptions of surveillance at large fall into the three broad realms of state surveillance, commercial surveillance and interveillance – each realm of perception corresponding to a certain demographic profile in terms of for example age and educational level. The analysis of privacy concerns related to the interveillance dimension demonstrates that the culture of social media tends to disassociate social groups not only according to broader demographic categories, but also through ideological and lifestyle orientations. Notably, those groups (dominated by women) with (often higher) education in social work, pedagogics or the humanities, and holding left-wing political values, constitute a significant site of social critique.

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