«Fino a quando sopporterò?». Il nostro tempo tra indignazione e tolleranza - Bruno Bignami - Vita e Pensiero - Articolo Vita e Pensiero

«Fino a quando sopporterò?». Il nostro tempo tra indignazione e tolleranza

digital «Fino a quando sopporterò?». Il nostro tempo tra indignazione e tolleranza
Articolo
rivista LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
fascicolo LA RIVISTA DEL CLERO ITALIANO - 2012 - 12
titolo «Fino a quando sopporterò?». Il nostro tempo tra indignazione e tolleranza
Autore
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 12-2012
issn 0042-7586 (stampa) | 2785-0846 (digitale)
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Questi ultimi anni segnati dalla crisi economica hanno acuito diseguaglianza e sofferenza sociale. Sempre più numerose sono le manifestazioni di denuncia, anche violenta, che affermano come insopportabile il livello d’ingiustizia oggi raggiunto. Anche il magistero sociale della Chiesa, a partire dal Vaticano II e fino a Benedetto XVI, ha espresso pesanti parole d’accusa al mondo dell’economia, nel tentativo di arginare una visione troppo debole del legame sociale, che conduce all’insopportabile negazione dei diritti fondamentali di molti. Nel suo appassionato studio Bruno Bignami, sacerdote diocesano di Cremona e docente di Teologia morale presso lo Studio Teologico Interdiocesano e l’ISSR di Crema-Cremona-Lodi-Vigevano, trova nel Magistero e nella riflessione teologica recente i criteri per sviluppare una riflessione sulla tolleranza quale criterio di azione capace di spingere oltre la mera denuncia dell’intollerabile, che arriva a tutelare solo un ‘livello minimo’ di dignità. «Il minimo rappresenta la soglia di umanità sotto la quale non è possibile andare e il massimo valorizza la coscienza dell’altro capace di interpellare. Tra i due livelli c’è comunicazione. Il rifiuto dell’intollerabile, infatti, chiede tolleranza: non si può denunciare ingiustizie usando violenza e col proposito di eliminare l’altro. E la tolleranza non può far dimenticare che esistono situazioni inaccettabili, per le quali è necessario spendersi e fare tutto il possibile per ristabilire la dignità umana. Per questo, l’indignazione non basta. Ha il merito di mostrare l’inaccettabile, ma ha bisogno di trasformarsi in impegno per il bene. La tolleranza esprime proprio la decisione di caricarsi sulle spalle la responsabilità di costruire relazioni buone».

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