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Mario Montez: An Archive of Femininity for the Past, and the Future

digital Mario Montez: An Archive of Femininity for the Past, and the Future
Articolo
rivista COMUNICAZIONI SOCIALI
fascicolo COMUNICAZIONI SOCIALI - 2012 - 1. Il teatro al femminile: declinazioni e intersezioni di due differenze
titolo Mario Montez: An Archive of Femininity for the Past, and the Future
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 01-2012
issn 03928667 (stampa) | 18277969 (digitale)
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€ 6,00

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

RIASSUNTO
Il saggio si concentra sull’attore drag Mario Montez, una stella nella New York underground degli anni Sessanta. Attraverso una ricerca storiografica e un’analisi dettagliata di due opere del ’65 aventi Montez come protagonista – il film dal titolo Screen Test II di Andy Warhol e lo spettacolo teatrale Screen Test della Play-House of the Ridiculous – il testo discute del particolare essere donna dell’artista, che va oltre la rappresentazione della femminilità come mera categoria astratta, e che anzi coinvolge il desiderio e l’immaginario della sua intera formazione artistica. Il drag di Montez è rafforzato da una rete di riferimenti iconografici stratificati e condivisi, riadattati sulla base di spinte affettive personali. In generale il testo riflette sulla momentaneità del travestimento, inteso come pratica performativa ed affettiva, come modo per re-inventare sulla scena forme appartenenti all’immaginario collettivo.

SUMMARY
The essay focuses on the drag performer Mario Montez, a star of the 1960s New York underground scene. By means of a historiographical survey and a detailed analysis of two 1965 works featuring Montez as protagonist – Andy Warhol’s movie Screen Test II and the show Screen Test by the Play-House of the Ridiculous – the essay discusses the specific womanhood embodied by the artist, going beyond not only the mere representation of ‘femininity’ as an abstract category, but also encompassing the desire and imagery of an entire artistic formation. Montez’s drag persona is nourished by a stratified network of shared iconographical references and recombines them in the light of a personal affectionate attachment, as well as of a critical elaboration. Overall, the essay reflects on the specific temporality of drag, understood as an affective and performative practice, as a tactical procedure for reinventing forms of the scene and of the collective imagery.

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