Filologia e politica nella Roma di Anastasio Bibliotecario - Paolo Chiesa, Antonio Placanica - Vita e Pensiero - Articolo Vita e Pensiero

Filologia e politica nella Roma di Anastasio Bibliotecario

digital Filologia e politica nella Roma di Anastasio Bibliotecario
Articolo
rivista RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA
fascicolo RIVISTA DI STORIA DELLA CHIESA IN ITALIA - 2013 - 2
titolo Filologia e politica nella Roma di Anastasio Bibliotecario
Autori ,
Editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 07-2014
issn 0035-6557 (stampa) | 1827-790X (digitale)
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Gli Atti del Concilio di Costantinopoli dell’869-870, nella versione latina eseguita da Anastasio Bibliotecario, vengono ora pubblicati a quattro mani in edizione critica: da Claudio Leonardi, che vi lavorava fin dai primi anni del suo percorso scientifico e che aveva pubblicato nel 1967 un fondamentale studio introduttivo, e da Antonio Placanica, che ha ricevuto da Leonardi l’incarico di continuare l’impresa e l’ha portata a termine dopo la scomparsa dello studioso. Una breve premessa al volume ricostruisce questa vicenda e distingue con cura, con grande onestà intellettuale, quanto al suo interno si deve all’uno e all’altro dei due studiosi; ma proprio in virtù del rapporto fiduciario fra Leonardi e Placanica ci sembra di poter dire che l’opera nel suo insieme è frutto di una collaborazione profonda e inestricabile, che costituisce il segreto di un’edizione che è insieme difficile, esemplare, entusiasmante. Il Concilio dell’869-870 fu riunito, su sollecitazione di papa Adriano II e alla presenza di suoi legati, con l’obiettivo principale di ratificare la deposizione del patriarca costantinopolitano Fozio e la restaurazione di Ignazio, e di chiudere così una controversia che durava dall’858, quando Fozio aveva soppiantato Ignazio. Gli Atti conciliari, nella loro forma originaria greca, sono andati perduti; in questa lingua ne rimane soltanto un’ampia epitome all’interno della cosiddetta Collectio Ignatiana, che risale probabilmente a qualche decennio dopo i fatti. Il documento più fedele del resoconto originario è la traduzione latina eseguita a Roma, poco tempo dopo la chiusura del Concilio, da Anastasio bibliothecarius sedis apostolicae, un titolo che spettava al capo della cancelleria pontificia.


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