Streghe, avvelenatrici, assassine: donne a giudizio, tra stereotipi culturali e fallacie cognitive - Arianna Visconti - Vita e Pensiero - Capitolo Vita e Pensiero

Streghe, avvelenatrici, assassine: donne a giudizio, tra stereotipi culturali e fallacie cognitive

digital Streghe, avvelenatrici, assassine: donne a giudizio, tra stereotipi
culturali e fallacie cognitive
Capitolo
Libro Giustizia e letteratura II
Titolo del capitolo Streghe, avvelenatrici, assassine: donne a giudizio, tra stereotipi culturali e fallacie cognitive
Autore
Editore Vita e Pensiero
Formato Capitolo
Formato Pdf
Pubblicazione 2014
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€ 6,00

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Attraverso un’analisi delle opere di Susan Glaspell Una giuria di sole donne e di Daphne du Maurier Mia cugina Rachele, lette in parallelo al modello ‘classico’ di detective story rappresentato dai racconti di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle, il saggio affronta, da una prospettiva giusletteraria, i temi del pregiudizio misogino e della discriminazione di genere e il modo in cui questi possono influenzare l’amministrazione della giustizia. La prima sezione (‘In viaggio senza mappe: Susan Glaspell e il detective cieco’) si incentra sulla prima delle due opere citate e riflette su come i pregiudizi culturali – e in particolare i pregiudizi che colpiscono il genere femminile – possono influenzare un’indagine rendendo gli investigatori (uomini) ciechi rispetto a indizi e prove che risultano, invece, perfettamente visibili e comprensibili nel loro significato alle donne; in relazione a questo tema, vengono affrontati anche i concetti di ‘deduzione’ e ‘abduzione’, in rapporto a quelle fallacie culturali che possono distorcere il ragionamento del ‘detective’. La riflessione si sviluppa poi nella seconda sezione (‘In viaggio con la mappa: Daphne du Maurier e il giudice prevenuto’), dove si esplorano i modi in cui quegli stessi condizionamenti culturali possono condurre a un’affrettata ed erronea individuazione del ‘colpevole’ e perfino a una condanna tanto scorretta quanto ingiusta; viene sottolineata in particolare l’importanza di un approccio ‘dialettico’ alla ricerca e alla valutazione degli elementi di prova nel procedimento penale, così come il rischio, in caso contrario, di incorrere in gravi errori giudiziari. Infine, l’ultima parte del saggio (‘Riscrivere le mappe: quis custodiet ipsos custodes?’) affronta sinteticamente l’interrogativo se ‘privilegi di genere’ possano e debbano essere introdotti in un ordinamento giuridico per controbilanciare pregiudizi patriarcali ancora radicati nella nostra società.

Biografia dell'autore

Arianna Visconti è ricercatore di Diritto penale alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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