“Charitas”, madre feconda. La simbologia delle virtù nel cerimoniale e nell’immaginario religioso della prima età moderna - Danilo Zardin - Vita e Pensiero - Capitolo Vita e Pensiero

“Charitas”, madre feconda. La simbologia delle virtù nel cerimoniale e nell’immaginario religioso della prima età moderna

digital “Charitas”, madre feconda. La simbologia delle virtù nel cerimoniale e nell’immaginario religioso della prima età moderna
Capitolo
Libro Scena madre
Titolo del capitolo “Charitas”, madre feconda. La simbologia delle virtù nel cerimoniale e nell’immaginario religioso della prima età moderna
Autore
Editore Vita e Pensiero
Formato Capitolo
Formato Pdf
Genere Religione e spiritualità
Storia
Società, media, famiglia, lavoro Media spettacolo e processi culturali
Storia moderna
Pubblicazione 2014
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Nella Milano devota e praticante dell’età spagnola i solenni ingressi dei nuovi arcivescovi contendevano alle “pompe” trionfali dei sovrani regnanti il primato della massima spettacolarità. Nella cornice degli “applausi” tributati da folle attirate in gran numero, le “allegrezze” della festa e la “vaghezza” dei sontuosi apparati effimeri disegnavano lo scenario in cui la fantasia dei registi del pubblico cerimoniale si dispiegava a briglie sciolte. Gli archi innalzati lungo i percorsi, le facciate addobbate delle chiese e dei palazzi, gli interni monumentali che si rivestivano di uno sfarzo ingigantito dalla profusione di emblemi, di dipinti, di raffigurazioni plastiche, di scenografie dai colori sgargianti, erano gli elementi molteplici che entravano a comporre, nella sospensione dei ritmi della vita ordinaria, le quinte di un vasto teatro dilatato fino a inglobare il tessuto viario urbano. Il gusto dell’accumulo e dell’ostentazione strepitosa, la ricerca degli effetti destinati a stupire, il gioco delle luci e dei movimenti, la sonorità clamorosa delle musiche a ripetizione trascinavano alla facile esplosione dell’entusiasmo collettivo. In queste circostanze speciali, le sottili arditezze retoriche dei “concetti” su cui i dotti modellavano l’architettura dei loro programmi di esaltazione encomiastica arrivavano a mescolarsi, e potevano anche entrare in dialettica, con il linguaggio, più immediatamente istintivo, di una partecipazione corale aperta all’insieme dei ceti e dei “corpi” dell’intera popolazione urbana, abbracciata dalla gerarchia delle sue istituzioni e dai suoi più alti centri di potere.

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