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L'anomalia americana

L'anomalia americana
titolo L'anomalia americana
sottotitolo Perché è tanto difficile, se non impossibile, riformare la sanità statunitense
autore
argomenti Società, media, famiglia, lavoro Società
collana Transizioni, 38
formato Libro
pagine 190
pubblicazione 2012
ISBN 9788834321553
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€ 18,00
Spedito in 3 giorni
I sistemi politici dell’Europa occidentale hanno avviato a soluzione il problema della sanità alla metà del secolo scorso mediante un massiccio intervento pubblico che, pur in presenza di varianti da paese a paese, è caratterizzato da due criteri: copertura universale e obbligatoria delle popolazioni e sua gestione, diretta o indiretta, da parte dello stato. Opposta, a tutt’oggi, la situazione negli USA: una disarticolata frammentazione di subsistemi incomunicanti, privati e, in misura minore, pubblici, in assenza di una copertura obbligatoria e universalistica. Situazione che gli studiosi americani spiegano ricorrendo a due modelli interpretativi: una cultura politica ostile a ogni forma di gestione statale, e un sistema decisionale ricco di opportunità di veto. Non è questa, pur radicale, differenza fra USA ed Europa che giustifica il titolo del volume. La vera anomalia si può sintetizzare così: perché gli USA, leader mondiali nella ricerca medica e dotati di straordinarie strutture diagnostico-terapeutiche, spendono il doppio degli europei per proteggere a mala pena il settanta per cento della popolazione, e si caratterizzano non solo per livelli bassi di efficienza ed efficacia, ma anche per una insoddisfacente qualità dell’assistenza e, quindi, della salute della popolazione? La risposta è stata costruita mediante una comparazione storica della medicina moderna in Europa e in America. Entrambe sono passate attraverso gli stessi stadi di sviluppo – creazione della medicina scientifica, transizione da un’assistenza elitaria a una di massa, managerializzazione della sanità – ma assai differenti i modi con cui sono stati percorsi. Il risultato è che, negli USA, il milieu sanitario esercita un monopolio assoluto sulla professione medica e il suo esercizio con il doppio obiettivo della massimizzazione dei profitti e dell’esclusione del ruolo gestionale dello stato. Un monopolio dapprima esclusivamente corporativo esercitato dall’American Medical Association fino agli anni settanta del secolo scorso, e da allora allargato in una più flessibile e inclusiva struttura chiamata Medical Industrial Complex, dove, oltre ai medici, sono confluiti finanzieri, manager, l’industria farmaceutica e medicale e le compagnie di assicurazione. Monopolio che ha resistito con risultati schiaccianti ai tentativi di intaccarlo portati da vari presidenti, a cominciare da Harry Truman. Monopolio per la prima volta sfidato frontalmente dal progetto di riforma del presidente Obama e dallo stesso formalmente ridimensionato ma, di fatto, ancora una volta riemerso come invulnerabile.

Biografia dell'autore

Giorgio Freddi, PhD in Political Science (Berkeley), è professore emerito nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bologna, ove ha insegnato a partire dal 1968 e ha diretto il Dipartimento di Scienza Politica. È stato presidente dell’European Consor - tium for Political Research e della Società Italiana di Scienza Politica, membro del comitato sulle politiche pubbliche del Social Science Research Council (New York) e del consiglio scientifico dell’European Institute of Public Administration (Maastricht). È fondatore della «Rivista Italiana di Politiche Pubbliche». Dal 1976 collabora con l’Università della California, dove fa parte del Center for the Study of Democracy (Irvine). Le sue ricerche riguardano la teoria della decisione politico-amministrativa, politica e organizzazione nella magistratura, l’analisi comparata delle burocrazie, e delle politiche pubbliche dell’ambiente e della sanità.
Radio Radicale: L'esame della ‘Obamacare’ da parte della Corte Suprema e la sanità americana
pubblicato il: 26-06-2012

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