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...Il resto vi sarà dato in aggiunta

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titolo ...Il resto vi sarà dato in aggiunta
sottotitolo Studi in onore di Renata Lollo
curatore
argomenti Educazione e pedagogia
collana Ricerche. Pedagogia e scienze dell'educazione
formato Libro
pagine 412
pubblicazione 2014
ISBN 9788834326800
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€ 50,00
Spedito in 3 giorni

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Da questa pagina puoi acquistare anche i singoli capitoli del volume.

Il potere evocativo del messaggio evangelico contenuto nel titolo del volume richiama all’attenzione il cuore della ricerca pedagogica e letteraria sviluppata da Renata Lollo nel corso della sua attività accademica, vissuta con l’umile generosità del servizio e l’acuta profondità della riflessione. La verità della parola ricercata nei testi letterari rivolti all’infanzia, mentre conduce verso un continuo oltre di senso e di orientamento educativo, apre alla scoperta di una ricchezza di doni inscritti nella bellezza del linguaggio in grado di nutrire il lettore in formazione. Questo libro presenta nuovi apporti scientifici a tre principali filoni d’indagine approfonditi da Renata Lollo nei propri scritti. L’artista, posto al bivio tra libertà della parola e intenzionalità educativa, continua a sollecitare la riflessione in prospettiva pluridisciplinare. Il valore relazionale della lettura interroga sulle nuove sfide educative presenti nella nostra società e ne trova significatività e sviluppi nel corso della storia. La ricerca di senso che scaturisce dal testo letterario invita alla profondità interiore e chiede all’adulto di saper guidare gli attuali bambini lettori verso nuovi orizzonti progettuali di speranza. Il volume è arricchito dal profilo bio-bibliografico di Renata Lollo e dalla presentazione del Fondo Roberto Rebora, che la professoressa ha donato alla Biblioteca dell’Università Cattolica della sede di Piacenza.

Parte prima. Tra letteratura e pedagogia: la responsabilità dell'artista

L'educazione come opera d'arte. Una sfida alla razionalità strumentale
di Giuseppe Mari da pagina: 3 pagine: 16 Gratis
Abstract

Quando si parla di ‘educazione come opera d’arte’ viene spontaneo pensare a Giovanni Gentile e alla sua concezione del maestro. Il richiamo è pertinente, ma non esaustivo perché – in realtà – lo sviluppo del pensiero pedagogico testimonia una pluralità di forme espressive che, sconfinando in molteplici ambiti della produzione letteraria, attestano l’identificazione del maestro/educatore con l’‘artista’. In questo contributo vorrei fare alcuni esempi che possono tornare utili per orientare la pratica educativa odierna. Li introduco con una riflessione relativa a ciò che può significare l’accostamento tra educazione e arte.

Il cammino certo e oscuro. Interpretazione mistica, educazione
di Pierluigi Malavasi da pagina: 17 pagine: 15 € 4,00
Abstract
Nel presente contributo intendo sostenere la tesi che al linguaggio religioso occorre riconoscere la possibilità di ridescrivere in modo singolare l’esperienza umana e di apportare un contributo originale per pensare l’esperienza educativa. In questo contesto, emblematica è la letteratura mistica che non esprime esclusivamente la cognitio experimentalis Dei che ha luogo nell’excessus mentis, nella contemplatio e nella visio ma descrive, talvolta in modo particolareggiato, anche il percorso formativo che conduce all’esperienza di Dio. La gioia dell’incontro con Cristo è il motivo che suscita un gran numero di testi mistici, che hanno al loro centro l’aspirazione a comunicare la fede, tra problematicità e convinzione, a dire Dio nel vivo del percorso certo ed oscuro dell’esistenza. La rilevanza culturale della dimensione religiosa e la sua legittimità nella sfera pubblica possono essere interpretate secondo una prospettiva pedagogica, in riferimento alla generatività della formazione umana e all’emergenza educativa che contrassegna le società attuali. L’esercizio della ragione, non subalterno alle convenienze del momento e alle rappresentazioni sociali più diffuse, ha da riguadagnare i significati profondi della cultura, nella coltivazione delle conoscenze scientifiche e delle loro applicazioni, per cogliere l’essenziale, quell’unità di senso che dovrebbe costituire il fondamento di azioni e obiettivi.
La responsabilità dell'artista tra arte, religiosità e bellezza
di Francesco Solitario da pagina: 29 pagine: 15 € 4,00
Abstract
Giovanni Paolo II, partendo dalle parole della Genesi (1,31): «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona», così inizia la Sua straordinaria Lettera agli artisti del 19991: «Nessuno meglio di voi artisti, geniali costruttori di bellezza, può intuire qualcosa del pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani. Una vibrazione di quel sentimento si è infinite volte riflessa negli sguardi con cui voi, come gli artisti di ogni tempo, avvinti dallo stupore per il potere arcano dei suoni e delle parole, dei colori e delle forme, avete ammirato l’opera del vostro estro, avvertendovi quasi l’eco di quel mistero della creazione a cui Dio, solo creatore di tutte le cose, ha voluto in qualche modo associarvi». Notoriamente artista lui stesso in gioventù, e che agli artisti perciò si sentiva particolarmente legato, consapevole dell’importanza degli artisti per la comunità cristiana, Giovanni Paolo II continua l’opera di riavvicinamento e di dialogo col mondo dell’arte, dialogo già iniziato dal predecessore Paolo VI, che sembrava interrotto con il sorgere dell’epoca moderna, quando si era venuto via via affermando una sorta di umanesimo contraddistinto ora dall’assenza di Dio ora, addirittura, dall’opposizione a Dio.  
Educare il popolo, formare la nazione. Gli intenti pedagogici della letteratura romantico-risorgimentale
di Giuseppe Langella da pagina: 41 pagine: 16 € 4,00
Abstract

Si potrebbe discutere a lungo se alla letteratura in quanto tale sia connaturata una vocazione pedagogica, se quindi una funzione educativa sia necessariamente presente e riconoscibile in tutte le opere letterarie, ivi comprese quelle che turbano, che combattono credenze o costumi, o che sono senz’altro di scandalo, meritandosi, magari, condanne secolari ed ecclesiastiche per oltraggio al pubblico pudore, per apologia di reato o per eresia. La questione non si può dirimere con l’accetta, posto che perfino per gli autori più caustici, scettici e velenosi della storia letteraria si parla, non di rado, di ‘maestri del disincanto’ o ‘del sospetto’, quando non semplicemente, per paradosso, di ‘cattivi maestri’. Si può forse dubitare, per fare un caso emblematico, delle ottime intenzioni che stanno alla base della battaglia leopardiana contro gli «ameni inganni » e il «secol superbo e sciocco»? Non voleva egli formare delle persone più consapevoli e virili? È innegabile, tuttavia, che ogni epoca annovera teorie letterarie, generi specifici e grandi capolavori ad alto coefficiente pedagogico, la cui intenzionalità di volta in volta didascalica, sapienziale, gnomica, iniziatica, dimostrativa, parenetica, moraleggiante o paradigmatica è fuori discussione.

Manzoni e la liceità della guerra
di Carlo Annoni da pagina: 55 pagine: 17 € 4,00
Abstract
È corretto aprire il gruppo delle opere conclusive dell’iter creativo del Manzoni, pur non mancando di tener sempre quale bordone fisso l’«eterno lavoro» sulla lingua, con il dialogo Dell’Invenzione, uscito a stampa nel 1850. La sua struttura è piuttosto singolare, non tanto perché consti di due parti (di teoria e di prassi estetica; di teoria e di prassi morale), ma perché la seconda è come nascosta dalla prima, mentre poi l’operetta nel suo insieme appartiene al novero delle pagine poco amate e meno lette, almeno fino a non molto tempo fa, tra quelle del maestro lombardo. L’unità di pensiero viene data dal fatto che ognuna delle due sezioni, tanto la poetologica quanto l’etico-storica, esigono una sovraordinazione metafisica: ciò spiega il motivo per il quale le riflessioni sul bello artistico, non particolarmente originali, mi parrebbe, appaiano specificamente rubricate sotto il segno di Rosmini (con uno sguardo del tutto casuale e inavvertito, ma davvero sorprendente, a un proverbio contemporaneo di Rimbaud: «Je dis: une fleur, l’absent de tous les bouquets ») e non lasciano sospettare che verranno seguite da paragrafi di argomento affatto diverso, dove Manzoni è maestro da solo, dedicati a una lettura fortemente impressiva della Rivoluzione francese, il grande tema storiografico degli ultimi vent’anni della vita dell’autore, e tema da lui strettissimamente implicato con il Risorgimento nazionale.
Le angustie dei santi. Modelli danteschi per l' "Ognissanti" manzoniano
di Pierantonio Frare da pagina: 69 pagine: 15 € 4,00
Abstract

L’uso dell’aggettivo nel manzoniano Ognissanti ha già attirato l’attenzione di Giorgio Petrocchi, che nel 1965 vi dedicò un saggio importante: in esso sottolineava la novità stilistica di quest’ultimo e incompiuto inno, novità che si attua «attraverso un’iniziale scoperta di epiteti inusitati», che cederebbe poi nel seguito del testo «a una replicazione di sostantivi e aggettivi di ben noto uso e intonazione manzoniana».
Saggi successivi si sono incaricati di confutare il giudizio di disvalore implicito nella seconda parte della frase citata, mostrando invece la forte compattezza di un testo solo in apparenza frammentario, la cui densità espressiva e simbolica non conosce cedimenti, nemmeno in quella strofa finale che a Petrocchi, e non solo a lui, parve convenzionale.  

Emilio De Marchi educatore
di Enrico Elli da pagina: 81 pagine: 18 € 4,00
Abstract
Emilio De Marchi oggi è noto agli studiosi principalmente quale narratore e romanziere; nella Milano del suo tempo, invece, e anche negli anni immediatamente successivi alla sua morte, la sua fama fu innanzitutto quella di uomo di scuola, educatore e filantropo. Filippo Meda, nella commemorazione di De Marchi da lui tenuta all’Università popolare di Milano il 6 febbraio 1902, pone in evidenza quanto l’istanza educativa informasse l’intera produzione demarchiana al punto da affermare: «che un intento educativo abbia presieduto a tutta l’opera letteraria del nostro non occorre dimostrare». Nel tempo questo aspetto della sua personalità è stato posto in secondo piano, forse perché superato da indirizzi pedagogici che obbedivano a dottrine e ideologie nuove, a favore di un progressivo apprezzamento delle opere narrative, a partire dal Demetrio Pianelli.  I due ambiti della sua attività, invece, sono da porre sul medesimo piano, poiché – come aveva ben visto Meda – l’intento educativo è davvero sotteso a ogni espressione della sua arte.
Il problema scolastico nel De Marchi giornalista
di Ermanno Paccagnini da pagina: 97 pagine: 19 € 4,00
Abstract

De Marchi giornalista: un titolo che può suonare riassuntivo, anche se forse sarebbe più opportuno una espressione più sfumata, che consideri i rapporti tra De Marchi e il giornalismo e, più in generale, il rapporto tra De Marchi e i giornali. A essere obiettivi, non mi pare, infatti, che si possa a tutti gli effetti parlare di un De Marchi giornalista tout-court, in quanto le sue collaborazioni avevano piuttosto caratteristiche specifiche per i vari singoli momenti e occasioni, e i giornali, nei soli momenti di rapporto più stretto, costituivano semmai uno strumento da lui piegato a una dimensione più educativa che informativa. Perché una prima considerazione porta a ritenere che, per lo scrittore milanese, il giornale è soprattutto uno ‘strumento’. Di comunicazione. Per le proprie opere narrative, certo, che non per nulla hanno sempre una prima edizione sulle pagine di un periodico, quotidiano o altro che sia. E per le proprie idee. Giungendo sino, per quest’ultimo aspetto, alla decisione estrema di creare uno strumento apposito come il periodico La Buona Parola, che significativamente prende vita proprio a ridosso di quelle che, in un articolo del 5 luglio 1898 su «La Vita Internazionale », Le forze conservatrici, ricorda come «le tre giornate dolorose di Milano».

"Sono anche poeta": le pubblicazioni in versi di Antonio Rubino in età giolittiana. Alle sorgenti di una vocazione artistica
di Elena Surdi da pagina: 113 pagine: 14 € 4,00
Abstract
Anni Trenta: al giro di boa della propria carriera Antonio Rubino, da decenni scrittore e illustratore per l’infanzia, agile frequentatore di stili e media diversi (dalle tavole a colori alla satira politica, dal romanzo ai cartelloni pubblicitari, dal teatro ai componimenti in rima) vuole far rilucere e chiarire il cuore della propria identità artistica. Dopo anni di attività destinata ai bambini, il mirabolante creatore di tavole a colori, di innumerevoli personaggi, di immagini scaturite da riccioli e da colori accesi, invoca in una sorta di professione di fede, la musa della Poesia. 
La crocifissione di Maria. Sulle "domande" di Lina Galli
di Anna Bellio da pagina: 125 pagine: 16 € 4,00
Abstract

Credo di fare cosa gradita alla collega Renata Lollo offrendole, in questa circostanza, un breve studio critico sulla poesia mariana di una brava poetessa di Parenzo, commemorata, nel ventennale della sua morte, a Trieste, in un’apposita sezione del Convegno internazionale sull’Esodo nella letteratura giuliano-dalmata. Le ragioni sono presto dette: degli incontri con la collega mi è rimasto il ricordo vivo del suo atteggiamento spontaneo e cordiale o, meglio, gioioso nella conversazione, nel modo di lavorare e di collaborare; uno stile che io ho sempre spiegato con la sua sollecita attenzione alla realtà, la sua disposizione all’ascolto e all’azione verso gli altri, frutto di buona indole, certo, ma soprattutto della sua formazione e della sua disciplina spirituale. Non è casuale quindi la scelta di poesie su Maria, chiamata dalla Chiesa «fonte della nostra gioia».

Caterina contro Susanna. Cronistoria del primo libro Einaudi per ragazzi
di Lorenzo Cantatore da pagina: 139 pagine: 28 € 4,00
Abstract

È sempre interessante valutare quanti incunaboli di personaggi e storie successive si trovino nella scrittura per l’infanzia di Elsa Morante, in quella «che si potrebbe chiamare la sua preistoria». Certo le trame fiabesche degli anni Trenta persistettero a lungo nella mente della vecchia bambina di Testaccio, così come la voglia di fare la parte della «nonna che racconta storie vicino al caminetto», rinnovando un’immagine forte della nostra tradizione culturale, autorevolmente testimoniata da Regina, la protagonista delle Novelle della nonna di Emma Perodi. Non si spiega altrimenti l’uscita, nel 1942, in piena guerra, di quello che di fatto può essere considerato il primo ‘romanzo’ pubblicato dalla Morante in volume, Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina, dove si recupera la figura della bambola (è infatti la storia del suo rapimento e del viaggio che la piccola proprietaria intraprende per recuperarla), già al centro di una storia scritta da Elsa in un antico quaderno scolastico. Con questo libro di grande formato, disegni in bianco e nero e a colori della stessa autrice, nasce il lungo rapporto di Elsa Morante con Giulio Einaudi, il suo editore di tutta la vita.

Beatrice Solinas Donghi: formazione e impegno di una scrittrice
di Pino Boero da pagina: 165 pagine: 13 € 4,00
Abstract
Gli anni delle prime prove narrative di Beatrice Solinas Donghi sono gli stessi che vedono maturare le esperienze letterarie di autori come Italo Calvino, Mario Pomilio, Leonardo Sciascia; è un periodo in cui gli scrittori più attenti e sensibili ai mutamenti storico-politici avvenuti fra il 1945 e tutti gli anni Cinquanta cercano di superare i limiti contenutistici e formali imposti dal neorealismo e dalla conseguente, e spesso pesante, attenzione alle vicende belliche: ecco la dimensione intimistica ed esistenziale di Il taglio del bosco (1950) di Carlo Cassola, i viaggi ‘fantastici’ della ‘trilogia degli antenati’ (1952-1959) di Italo Calvino, la profondità dell’impegno morale e religioso di L’uccello nella cupola (1954) di Mario Pomilio. Lo stesso mondo editoriale, d’altra parte, non rinuncia a cercare strade nuove sia attraverso l’apertura di collane (dai «Gettoni» dell’editore Einaudi nel 1951 ai «Contemporanei» della Feltrinelli che, curati da Giorgio Bassani, ospitarono nel 1958 il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, vero ‘caso letterario’ destinato a lasciare il segno nel dibattito culturale del periodo), sia attraverso la fondazione di riviste, da «Nuovi argomenti» (1953) a «Officina» (1955), da «Il Verri» (1956) a «Il Menabò» (1959). Beatrice Solinas Donghi, che come scrittrice ‘per adulti’ esordisce con L’estate della menzogna e Natale non mio proprio nella collana di Feltrinelli diretta da Bassani, non è sicuramente lontana dal clima di rinnovato impegno letterario degli anni Cinquanta.

Parte seconda. La letteratura per l'infanzia crocevia di relazioni

Un "gesuita moderno"? Nicolas Loriquet e la pedagogia della Compagnia di Gesù dopo la Restaurazione
di Paolo Bianchini da pagina: 177 pagine: 20 € 4,00
Abstract

Il 7 agosto 1814 papa Pio VII promulgo la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarium, con la quale richiamo in vita l’Ordine dei gesuiti, soppresso da Clemente XIV oltre quarant’anni prima. In realta, quello fu l’ultimo atto di una restaurazione che, pur senza la formale approvazione papale, era cominciata numerosi anni prima. Anzi, la verita e che la Compagnia di Gesu non si era mai completamente estinta, in quanto i gesuiti erano stati autorizzati a proseguire nella loro attivita da Caterina di Russia, che intendeva servirsene per mettere in piedi nell’impero russo il sistema scolastico superiore. Allo stesso modo, su invito del re di Francia, gli ignaziani avevano proseguito le loro attivita in qualita di funzionari regi anche in Cina, rimanendovi sino al 1785, quando entrarono a far parte della missione dei lazzaristi. Nel 1801, poi, Pio VII aveva ristabilito ufficialmente la Compagnia nell’impero degli zar e nel 1804 nel Regno delle due Sicilie, autorizzando il generale residente in Russia ad accogliere all’interno dell’Ordine coloro che ne facessero richiesta indipendentemente dal paese di provenienza. In ogni caso, il 1814 segna la piena rinascita dell’Ordine, che non a caso celebra tale data come quella della nascita della cosiddetta Nuova Compagnia.  

Supplementi letterari e pagine gentili. Ida Bonaccini, Luigi Capuana e "I diritti della scuola" tra il 1899 e 1900
di Alberto Carli da pagina: 195 pagine: 16 € 4,00
Abstract
Nell’editoriale firmato da Guido Antonio Marcati, direttore dei «Diritti della scuola», e pubblicato il 7 ottobre 1899, sul primo numero della fortunata testata, si coglie perfettamente quanto già autorevolmente affermato circa l’«ambizioso programma» sul quale si fondava il nuovo titolo. Secondo Marcati, non certo estraneo al mondo della stampa pedagogica, il periodico − indirizzato soprattutto ai maestri − andava concepito nel segno condiviso della recente tradizione pubblicistica e, altrettanto, di un vincente rinnovamento, richiesto dai continui progressi della scolarizzazione. Il rinnovamento intendeva passare soprattutto attraverso una strutturazione del periodico che non fosse soltanto specialistica, ma comprensiva di letture, critica, divulgazione scientifica, addirittura delle consuete rubriche dedicate alla moda e alle ricette culinarie. Al di là di queste ultime, che pure possono offrire spunti utili nella ricostruzione della vita quotidiana di allora, il tentativo di dare vita a una testata partecipe dei temi dell’associazionismo magistrale, ma, comunque, arricchita da pagine del tenore succitato, conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che Marcati si prefiggeva l’«arricchimento […] della preparazione culturale e professionale degli insegnanti elementari sulla linea di un più intimo raccordo fra pedagogia e scienze umane e sociali»
L'editoria pedagogica nel primo Novecento. Le collane dirette da Giuseppe Lombardo Radice
di Giorgio Chiosso da pagina: 209 pagine: 27 € 4,00
Abstract

Esaurita anche l’esperienza della «Rassegna di Pedagogia e di Politica scolastica» (il seguito della rivista «Nuovi Doveri»), Giuseppe Lombardo Radice orientò l’impegno editoriale nell’ambito delle collane pedagogiche da lui ideate e dirette presso l’editore Sandron e con il libraio catanese Francesco Battiato. Il proposito espresso al momento della chiusura dei «Nuovi Doveri» di associare alla militanza politico-scolastica una più viva attenzione per la formazione degli insegnanti si manifestò, dunque, nel passaggio dalla pubblicistica periodica alla collana pedagogica. Le esperienze maturate in quegli anni avevano convinto Lombardo Radice che il rinnovamento della scuola italiana sarebbe stato possibile se i ‘doveri’ (ovvero la consapevolezza degli insegnanti circa le loro responsabilità civili e sociali, per l’appunto i ‘doveri’) fossero stati integrati mediante una adeguata competenza pedagogica. La rivista professionale non era perciò sufficiente: occorreva offrire agli insegnanti uno strumento culturale più completo e sistematico. La collana editoriale sembrò la soluzione più adatta allo scopo. Questa scelta ben si inseriva nella crescita del mercato librario scolastico- educativo di quegli anni.

Lettere alla professoressa. Gli studenti raccontano a Emilia Formìggini Santamaria
di Sabrina Fava da pagina: 233 pagine: 20 € 4,00
Abstract

Di Emilia Formìggini Santamaria sono noti agli studi scientifici del settore l’elevato profilo culturale di scrupolosa e intelligente studiosa, specie dei problemi storico-educativi, e non meno quello di metodica e graffiante critico della produzione letteraria per ragazzi nella rivista bibliografica «L’Italia che scrive». Ne esce una figura di proverbiale coerenza e libertà interiore, non scalfita in radice dagli eventi politici della dittatura fascista, nonostante il regime totalitario con la furia cieca e omicida delle leggi razziali avesse provocato ferite non rimarginabili negli affetti più cari con la morte del marito Angelo Fortunato Formìggini. Eppure la spiccata razionalità delle sue opere, anche quelle costruite attorno alla prassi educativa nelle quali, più che altrove, non lesinava esempi e riferimenti a situazioni concrete, tende a offrire un ritratto inflessibile e a tratti persino autoritario di colei che intendeva saldare nei suoi scritti la teoria e l’agire. La forza e la coerenza delle posizioni assunte lasciano a volte qualche perplessità circa il possibile scollamento tra l’enunciazione di principio e la qualità della relazione educativa, soprattutto quando il riferimento contestuale riguarda Emilia Santamaria stessa nel ruolo di madre e di insegnante.

L'educazione alla lettura nei testi scolastici di Rosa e Anna Errera. Il ruolo dei maestri e delle maestre
di Daniela Pellegrini da pagina: 251 pagine: 23 € 4,00
Abstract
La vasta produzione letteraria e saggistica delle sorelle Rosa(1864-1946), Emilia(1866-1901) e AnnaErrera (1870-1940), coerentemente alla loro storia personale e professionale, presenta una costante attenzione per il tema dell’educazione alla lettura in ambito scolastico. Le tre sorelle ebbero in comune dapprima la formazione magistrale con il conseguimento del diploma di scuola normale, seguita, per Emilia e Rosa dall’abilitazione all’insegnamento di lettere nelle scuole secondarie femminili. Rosa fu, per circa vent’anni, insegnante alla scuola normale ‘Gaetana Agnesi’ di Milano. Legati alla sua esperienza didattica pubblicò volumi antologici destinati ad allieve maestre, testi scolasticie un volume sull’educazione etico-civile. Emilia, insegnante in diversi istituti femminili superiori, fu autrice di studi su Dickense di articoli relativi all’insegnamento della storia. Anna, colpita in modo doloroso dalla prematura scomparsa di Emilia, intese perpetuarne il ricordo e gli insegnamenti dedicandosi alla catalogazione e gestione dei prestiti dei libri della biblioteca sorta in memoria della sorella presso la sede della Scuola Tecnica ‘Piatti’ e in seguito dell’Istituto ‘Schiaparelli’ di Milano.
Ascolto dell'altro e comunicazione educativa
di Luigi Pati da pagina: 271 pagine: 13 € 4,00
Abstract

Porsi in ascolto della persona, soprattutto della persona in condizione di bisogno, è elemento qualificante l’attività formativa in generale, l’intervento consulenziale di stampo pedagogico-educativo in ispecie. Si tratta di una capacità che, lungi dal mostrarsi come espressione di caratteristiche congenite, è frutto di apprendimento continuo, a sua volta sostenuto dal corretto padroneggiamento del rapporto di comunicazione interpersonale. L’attuale assetto societario sembra impedire, o quanto meno limitare, l’ascolto dell’altro, pregiudicando la possibilità di intervenire con competenza professionale là dove si presenti l’esigenza. Sulla base di tale considerazione, mi prefiggo di indugiare sul tema, al fine di porre l’enfasi su alcuni elementi idonei a secondare la riscoperta pedagogica dell’ascolto nel processo di comunicazione educativa.  

Non siamo nati per leggere. Il ruolo dell'adulto nella formazione del pre-lettore
di Ilaria Filograsso da pagina: 281 pagine: 16 € 4,00
Abstract

La lettura è uno dei processi più complessi che il nostro cervello possa compiere, non essendo gli esseri umani programmati per essere dei lettori: per questo il cervello dei bambini comincia a prepararsi a leggere molto prima dell’accesso alla scolarizzazione, adoperando quasi tutto il materiale grezzo della prima infanzia – sensazioni, concetti, parole – e imparando come usare le preziose strutture che formano il sistema di lettura universale. Dalle ricerche longitudinali che hanno esplorato negli ultimi anni il concetto di early literacy e le strategie per costruirla, emerge con chiarezza che sono due i percorsi possibili di accostamento alla lettura del bambino pre-lettore: da una parte il curriculum latente assicurato da alcune famiglie, tradotto nell’esposizione continua alle attività letterarie e di interazione con il libro (lettura ad alta voce, lettura congiunta delle figure, frequentazione di biblioteche e laboratori) in grado di contribuire alla formazione di competenze linguistiche, alfabetiche e fonologiche altamente predittive delle future abilità di letto-scrittura, dall’altra un insieme di occasioni perdute e carenze, di prevenzione mancata, di sottovalutazione di quei processi cognitivi e percettivi graduali e indispensabili che preparano il bambino alla ‘conquista’ della lettura.  

La lettura e i suoi legami
di Donatella Lombello da pagina: 295 pagine: 13 € 4,00
Abstract

L’esperienza immersiva nella lettura implica una serie di movimenti dell’anima, di direzioni degli affetti, di orientamenti delle emozioni che potremmo chiamare ‘legami’. Legami non nel senso costrittivo di ‘vincoli’, ma in quello generativo di ‘scelte’, se si tronca il lemma e se ne libera la radice, assimilandola alla radice di legere, leg-, e al significato della sua primigenia ascendenza greca, legein: raccogliere, scegliere. Se il lettore è colui che ‘sceglie’, l’ascoltatore è colui che presta attenzione alla storia che gli viene narrata (letta), che ‘tende le orecchie’, che ‘continua a udire’ (auscultare: aus, orecchio, -clue˘re, ascoltare: verbo legato alla magnificazione della capacità attentiva, per durata e intensità). Il narratore è invece colui che ‘sa’, che conosce la storia (gnarus: nosco, so), mentre l’autore è colui che accresce, fa aumentare (auctor: augeo, accresco, rafforzo), e dunque colui che è promotore, sostenitore, garante, ‘maestro’, degno di essere seguito. Il bisogno delle narrazioni è connaturato all’uomo, come ci confermano molti studiosi, tra i quali, per citare alcuni tra i più significativi, Paul Ricoeur, Jerome Bruner, Maria Chiara Levorato, Peter Brooks.

Tracce di Storia in storie e narrazioni per l'infanzia
di Emy Beseghi da pagina: 305 pagine: 11 € 4,00
Abstract

In questo breve contributo intendo offrire alcuni spunti su un tema molto ampio, affascinante e complesso perché è occasione di infinite scoperte: la letteratura per l’infanzia, infatti, viaggia da un’epoca all’altra, ma anche da un continente all’altro, si offre a più fasce di età (dagli albi illustrati alle collane per giovani adulti), incrocia generi letterari diversi e differenti mezzi espressivi ma in questo panorama eterogeneo la Storia lascia le sue impronte digitali. Talora in modo sottile e disseminato nella narrazione, talora in modo più esplicito. Sono impronte, come ricorda Carlo Ginzburg nel suo bellissimo libro Occhiacci di legno, che ci stimolano ad assumere uno sguardo diverso, insolito; uno sguardo che è spesso motore del racconto e che è originato dal potente filtro dell’occhio bambino o adolescenziale. Si tratta di uno sguardo e di un’ottica che molti critici hanno paragonato al punto di vista della macchina da presa di un film: quando noi vediamo un film, anche se non ne siamo consapevoli, siamo indotti a guardare secondo il punto di vista della cinepresa e ad adottarne la prospettiva. Lo stesso vale per i migliori racconti spesso affidati a quella poetica del punto di vista al centro di un vasto dibattito critico. Dunque con questo punto di vista – ad altezza di bambino – che caratterizza l’anima profonda della letteratura per l’infanzia è possibile sfogliare pagine di storia sociale, di storia delle mentalità e dell’immaginario, di storia dell’infanzia ecc. Perché dietro alle quinte delle storie c’è spesso la Storia.

Narrazioni transmediali. Percorsi educativi nell'immaginario digitale
di Pier Cesare Rivoltella da pagina: 313 pagine: 15 € 4,00
Abstract

Non è difficile, oggi, fin dalla scuola primaria, assistere al proliferare di progetti dedicati alla difesa e alla promozione della lettura. L’implicito che sta dietro a queste iniziative è che la lettura e i suoi valori sarebbero minacciati, a rischio di estinzione. La principale responsabilità di questa crisi viene normalmente cercata nella diffusione dei nuovi media: i bambini, troppo impegnati a guardare la televisione, a videogiocare, a sfogliare tablet pieni di immagini e di video, non leggono più. E la perdita di questa abitudine viene collegata a tre principali problemi con cui poi insegnanti e genitori si trovano inevitabilmente a fare i conti.  

Parte terza. Oltre il testo letterario: progettualità e spiritualità

Educare i giovani tra libro e "Parola vivente"
di Maria Luisa De Natale da pagina: 327 pagine: 12 € 4,00
Abstract

L’educazione è servizio alla persona, finalizzato ad aiutare il minore a crescere nell’equilibrio delle dimensioni della sua personalità, un equilibrio che deve tener conto delle dimensioni affettivo-emotive, sociali, cognitive, fisiche, morali, della cultura di appartenenza, rapportate alle singolari e soggettive potenzialità. Il dibattito pedagogico ha infatti chiarito che la persona educata è oggi quella che è capace di essere se stessa, di scegliere se stessa rispetto a un contesto sociale che deve metterla in condizione di capire i valori e i principi di riferimento, gli ideali a cui vuole orientare la sua esistenza e rispetto ai quali scegliere un personale progetto di vita. L’educazione è questo percorso, come ribadiscono gli organismi internazionali, che non finisce mai, è dimensione della vita, lifelong education, perché per essere autenticamente se stessi occorre poter vivere in un continuo dialogo con se stessi, in una continua volontà di mettere in crisi quelle che sono le personali certezze, gli stereotipi, i comportamenti, per capire se la direzione in cui si procede è proprio quella giusta, se i valori che si perseguono sono esito di una responsabile e libera scelta.

L'insegnamento religioso ai primi del Novecento a Milano: la voce dei maestri
di Carla Ghizzoni da pagina: 337 pagine: 25 € 4,00
Abstract

Tra coloro che intervennero nel dibattito sull’insegnamento religioso ai primi del Novecento vi furono anche i maestri, ovvero chi, in virtù della legislazione in vigore, era chiamato a tenere questa materia. Gli studi che hanno esaminato tale dibattito si sono prevalentemente interessati della ricostruzione delle posizioni espresse in merito da intellettuali, politici, uomini di Chiesa. Minore attenzione è stata sinora prestata al contributo che pure gli insegnanti primari diedero al confronto sull’istruzione religiosa a scuola. La presente ricerca intende collocarsi in questa pista di indagine e nello specifico fare luce sugli atteggiamenti assunti dal movimento magistrale cattolico milanese, al cui interno si distinsero alcune voci femminili. Fu la loro una posizione particolare: esse si accostarono alla tematica non esclusivamente preoccupate di difendere la presenza della religione nella scuola in nome di un diritto acquisito o dell’appartenenza della maggioranza della popolazione italiana alla religione cattolica o, per contro, di giustificarne la soppressione alla luce di una loro visione dei rapporti fra Stato e Chiesa, come era proprio di alcuni protagonisti del modernismo. Affrontarono la discussione motivate da una preoccupazione pedagogica e da un’attenzione sociale che non si riscontrano in altre prese di posizione di parte cattolica.

I grandi temi insoluti
di Giorgio Baroni da pagina: 359 pagine: 16 € 4,00
Abstract

Per testimoniare la disponibilità e la costanza di Renata nell’andare incontro anche a chi non ha trovato una strada per l’Oltre o non l’ha quasi nemmeno cercata, ho voluto trattare di Libero Bigiaretti, un autore che mi è caro e ho conosciuto personalmente. Nel 1989, sollecitato da Gilberto Severini e rispondendo liberamente alle sue domande, con divagazioni e memorie, egli ricavò da una conversazione quasi un’autobiografia o, forse meglio, una confessione, densa di spunti sia per la conoscenza umana sia per l’interpretazione dei suoi scritti: Con i tempi che corrono. Una conversazione autobiografia con Gilberto Severini (Transeuropa, Ancona-Bologna).

Il Perdono di Assisi e altre Perdonanze
di Gualtiero De Santi da pagina: 373 pagine: 13 € 4,00
Abstract

Secondo la tradizione francescana, il santo di Assisi venne visitato una notte del 1221 da Gesù Cristo e dalla Vergine. A essi, nel corso di una veglia di preghiera alla Porziuncola, rivolse la richiesta che ogni colpa potesse essere rimessa a chiunque visitava la chiesa e insieme in confessione domandava perdono per i propri peccati. Il racconto, ignorato dalla gran parte della letteratura francescana – da Tommaso da Celano (nelle tre Vite del santo stilate tra il 1228 e il 1257) come da san Bonaventura da Bagnoregio (la cui Legenda maior data al 1261) e ugualmente dai Fioretti – è invece compreso nella Leggenda de’ Tre compagni, scritta nel 1246 su indicazione di fra Crescenzo da Jesi, ministro generale dell’ordine francescano. Di lì variamente tramandato senza nullameno acquisire un’aperta ufficialità.

Poesia e verità
di Saverio Orlando da pagina: 397 pagine: 16 € 4,00
Abstract

Il suadente titolo goethiano, che in realtà appartiene a un’opera di riflessione autobiografica retrospettiva del poeta tedesco suggerisce di formulare qualche osservazione su entità diverse e a volte addirittura inconciliabili: res dissociabiles secondo il detto tacitiano. La creazione umana con o senza il divino furore – il poeta ekphron fuori di senno perché entheos invasato da un dio nello Ione platonico – di fronte alla verità che, almeno nel mondo occidentale forgiato in primis dal pensiero greco, è altro da una pura forma di fictio. Nel mondo greco arcaico, il poeta grazie alla memoria, la dea Mnemosine, sfida il silenzio di mille secoli, celebra virtù destinate a non morire, ma non è un indovino, un veggente, non ha prescienza del vero. Le amabili muse gli concedono l’arte, ma il dono della profezia è sovrumano, viene da Apollo, anche se l’etimo di questo dio terribile vale distruttore, come recita Cassandra nel suo lamento di schiava. Singolare poi il detto omerico «Molto mentono gli aedi». A cominciare dall’epoca di Pisistrato, Omero fu proposto tuttavia come il più grande dei poeti, in quanto ricchissimo di sapienza, di sofia, ma il concetto di aletheia come chiarimento, annullamento della dimenticanza, svelamento, non gli appartiene né il suo epos adduce alla verità. La sovrumana ricchezza, anche nella sua dolorosa contraddittorietà, dell’esperienza di Odisseo, l’uomo dall’ingegno versatile, polytropos, coniuga la voglia della scientia mundi, affetti ed esperienza; ma tutto nasce dal divieto del dio marino, che allontana da Itaca colui che molto deve sopportare.

Biografia dell'autore

Sabrina Fava è ricercatrice di Storia della Pedagogia presso l’Università Cattolica. Insegna Letteratura per l’infanzia e Storia della lettura e della letteratura per l’età evolutiva nella sede di Milano e Letteratura per l’infanzia e Storia dei sistemi educativi e formativi nella sede di Brescia. I suoi interessi di ricerca si rivolgono in particolare verso la storia della letteratura per l’infanzia tra Otto e Novecento negli snodi tra pubblicistica per ragazzi, editoria e critica. Tra le pubblicazioni: Percorsi critici di letteratura per l’infanzia tra le due guerre (Vita e Pensiero, Milano 2004); Dal “Corriere dei Piccoli” Giana Anguissola scrittrice per ragazzi (Vita e Pensiero, Milano 2009); Nell’officina creativa di Gianni Rodari: dal Quaderno di Fantastica al “Pioniere” («History Education & Children’s Literature», 2013, 1); “Il Vittorioso”: a magazine for youth education beyond Italian fascist propaganda («History Education & Children’s Literature», 2014, 1).

Articoli che parlano di ...Il resto vi sarà dato in aggiunta:
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