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Temi metafisici e problemi del pensiero antico

La collana, fondata da Giovanni Reale, è l’espressione del pensiero del Centro di Ricerche di Metafisica dell’Università Cattolica. Il primo numero del 1987 è Platone e i fondamenti della metafisica di Hans Krämer, seguito dal best seller di G. Reale Per una nuova interpretazione di Platone. Rilettura della metafisica dei grandi dialoghi alla luce delle “dottrine non scritte”, che è arrivato alla ventiduesima edizione. Oggi è diretta da Maria Luisa Gatti insieme a Roberto Radice ed è la più ampia collana di filosofia antica, di taglio accademico, a livello europeo.


Interpretazione di Socrate
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1994 | pagine: 212
Anno: 1994
Sono qui riuniti e tradotti per la prima volta tutti gli scritti socratici del grande filologo e platonista scozzese John Burnet (Edimburgo 1863 – St.Andrews 1928). Come è noto, il Burnet, Attribuendo un preciso valore storico e documentario a tutti i dialoghi platonici fino ai cosiddetti dialoghi dialettici, ha rivendicato a Socrate gran parte delle dottrine tradizionalmente attribuite a Platone e, in primo luogo, la celebre dottrina delle Idee. Fin dal momento in cui venne proposta, gli studiosi si sono affrettati a respingere questa tesi, bocciandola – a giusta ragione – come paradossale. Ma, nel fare ciò, i medesimi studiosi, salvo rarissime eccezioni, hanno finito col respingere in blocco, come inverosimile e insostenibile, non solo questa tesi, ma tutta quanta l’interpretazione del Burnet ha dato di Socrate, nella convinzione che, qualunque altra cosa l’autore avesse detto, essa fosse in un certo senso irrimediabilmente compromessa dal giudizio di partenza e dovesse fatalmente ricadere nella sua paradossalità. Si è così dimenticata o non si è intesa o , addirittura, si è fraintesa un’altra tesi sostenuta dal Burnet, quella secondo cui si deve a Socrate la scoperta dell’idea occidentale di “anima” come sede della coscienza morale e intellettuale dell’uomo. A Socrate, insomma, l’uomo occidentale sarebbe debitore di questa fondamentale categoria senza la quale egli dovrebbe pensare se stesso in maniera diversa da come per secoli si è pensato e continua tuttora a pensarsi. Ebbene, questa specifica tesi burnetiana non ha nulla a che vedere con quella che risolve e tendenzialmente dissolve la filosofia di Platone nella filosofia di Socrate e, a differenza di essa, risulta decisamente plausibile e fondata. L’elaborazione di questa tesi è, peraltro, del tutto indipendente dall’altra persino sotto il profilo della cronologia, in quanto lo studioso l’avanzò e la difese come una sostanziale “novità” nell’ambito dei suoi studi socratici quando l’acquisizione della tesi paradossale era già un fatto compiuto. Ma la distinzione non è solo cronologica, è anche e soprattutto logica e metodologica. Stranamente nessuno si è finora accorto (ma la distrazione è di per sé particolarmente significativa) che fu lo stesso Burnet a riconoscere espressamente che quest’ultima tesi non è affatto legata alla precedente e che, anzi, ne è del tutto indipendente e regge benissimo da sola, tanto teoreticamente quanto storicamente e filologicamente. Pertanto, una rilettura meditata dell’interpretazione socratica del Burnet, rivisitata nella sua testuale complessità e nel gioco delle sue diverse articolazioni interne, può contribuire a rimuovere certi eccessi di semplificazione e, in definitiva, certi fraintendimenti o veri e propri errori di prospettiva che sono divenuti un luogo comune nella storiografia socratica.
€ 15,00
Il concetto di "filosofia prima" e l'unità della Metafisica di Aristotele
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1994 | pagine: 636
Anno: 1994
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€ 42,00
Apparenze essere e verità. Commentario storico-filosofico al "Sofista" di Platone
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1994 | pagine: 548
Anno: 1994
Il volume è l’opera più ricca e più matura dell’autore. Conduce una analisi capillare, con una straordinaria conoscenza di tutta la letteratura critica, della tematica del Sofista nel suo svolgimento e in tutte le sue articolazioni alla luce del nuovo paradigma ermeneutico. Dimostra in modo puntuale come, rileggendo questo dialogo alla luce delle dottrine non scritte tramandateci dalla tradizione indiretta, esso si arricchisca in modo sorprendente e si imponga tra i dialoghi dialettici come un capolavoro filosofico veramente straordinario.
€ 33,00
Commentario al "Parmenide" di Platone. Saggio introduttivo, testo con apparati critici e note di commento
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 172
Anno: 1993
I frammenti del commentario al Parmenide di Platone, che presentiamo in edizione bilingue, erano pervenuti anonimi in un palinsesto della Biblioteca di Torino, andato distrutto all’inizio del secolo. Pierre Hadot, curandone l’edizione, attribuisce questo commentario a Porfirio: il contenuto filosofico è estremamente denso e significativo, poiché l’autore, interpretando le prime due ipotesi del Parmenide platonico, identifica in ultima analisi l’uno (il principio, nella tradizione platonica) e l’essere (il Principio, nella tradizione aristotelica): in questo modo Porfirio diviene forse l’unico filosofo greco in cui i due grandi paradigmi della metafisica classica, l’henologia e l’ontologia, vengono a coincidere. La prima ipostasi (l’Uno puramente Uno) viene definita come Essere interiore all’Ente, come puro Agire e come Idea dell’Ente; invece la seconda ipostasi (l’Uno che è, o Intelligenza) viene definita come Ente che partecipa all’Essere, come prima Forma e come Intelligenza che pensa se stessa in un movimento di processione e di conversione. Questa dottrina porfiriana, rielaborata da Mario Vittorino e da Agostino, è importantissima anche per comprendere come i materiali della filosofia greca siano stati utilizzati dai Padri per una prima formulazione teologica del dogma della Trinità: i principi descritti da Porfirio verranno infatti identificati con le persone della Trinità. Quest’opera, quindi, insieme alla monografia di P.Hadot, Porfirio e Vittorino, che viene pubblicata parallelamente a questa, è destinata a rivalutare Porfirio sia sotto il profilo strettamente filosofico, nella sua autonomia e originalità rispetto al maestro Plotino, sia per quel che riguarda gli influssi della sua dottrina nella Patristica.
€ 13,00
Plotino. Un cammino di liberazione verso l'interiorità, lo Spirito e l'Uno
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1993 | pagine: 120
Anno: 1993
Werner Beierwaltes è uno dei maggiori conoscitori e interpreti del Platonismo e del Neoplatonismo a livello internazionale. In questo volume presenta una sintesi magistrale del pensiero di Plotino ed una riflessione filosofica sul suo permanente significato. In questa analisi, le strutture di fondo della metafisica plotiniana vengono illuminate nel loro rapporto con la tradizione filosofica precedente (Parmenide, Eraclito, Platone ed Aristotele), nella loro dinamica interna e nella ragione filosofica che le anima. Ne emerge un pensiero di una intensità e di un rigore concettuali straordinari, che delinea un cammino di liberazione che riconduce l’uomo a se stesso al Fondamento ultimo trascendente del suo essere, del suo pensare e del suo operare nel mondo. Il rapporto con tale Fondamento, con l’Uno, quale si realizza nel pensiero e nell’amore, rappresenta allora la condizione perché l’uomo possa aprirsi ad una “forma di vita” pienamente significativa e compiuta. La metafisica di Plotino, dunque, come viene illustrata da Beierwaltes in queste pagine, è tutt’altro che un sistema concettuale astratto: al contrario, è una riflessione filosofica di perenne validità sui Fondamenti ultimi della realtà che deve determinare l’intera esistenza dell’uomo, rivelando la forza trasformante del contemplato, vivere l’Uno, pertanto, è per Plotino l’espressione diretta della contemplazione dell’Uno. Il ruolo permanente della filosofia di Plotino come punto di riferimento per il pensiero occidentale viene illustrato da Beierwaltes attraverso quattro esempi paradigmatici: Mario Vittorino, Agostino, Marsilio Ficino, John Keats. Questi esempi svelano, in forme e ambiti diversi, le potenzialità innovative, la rilevanza veritativa e l’attualità del pensiero di Plotino.
€ 13,00
Platone e la scrittura della filosofia. Analisi di struttura dei dialoghi della giovinezza e della maturità alla luce di un nuovo paradigma ermeneutico
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1992 | pagine: 588
Anno: 1992
Thomas Alexander Szlezak (1940) professore di filosofia classica nell’Università di Tubinga – già ben noto per la sua edizione (con traduzione e commentario) dei due scritti sulla dottrina delle categorie giuntici sotto il falso nome del pitagorico Archita di Taranto (1972) e per il suo libro su Plotino (1979) – con questo suo Platone (1985) presenta il contributo forse più significativo e importante venuto dalla Germania, dopo quelli pubblicati da Kramer e da Gaiser. Szlezak prende le mosse proprio da quello che era stato il punto di partenza di Schleiermacher, che ha inaugurato il paradigma ermeneutico che ha dominato per intero l’età moderna, vale a dire il finale del Fedro con il giudizio che Platone da della scrittura, e reinterpreta i dialoghi platonici fino alla Repubblica, proprio basandosolo su di essi. Ma, proprio lavorando in questo modo, mediante rigorose, coerenti e consistenti analisi di struttura, egli capovolge il paradigma schleiermacheriano e guadagna in una maniera assai cospicua il nuovo paradigma ermeneutico, che da molte parti e per varie ragioni sta imponendosi come paradigma alternativo a quello che è stato fino a pochi anni fa predominante. L’analisi di stuttura dei dialoghi platonici dimostra che essi non sono concepiti come opere autarchiche, ma che rimandano sempre a qualcosa di ulteriore: non solo una parte di dialogo rimanda all’altra, e un dialogo, per certe sue parti o anche nel suo complesso, rimanda ad un altro, ma tutti i dialoghi rimandano, superando i loro stessi confini, alla filosofia orale di Platone. Come diceva Schleiermacher, la forma del dialogo è davvero essenziale per il suo contenuto; ma proprio questa sintesi di forma e di contenuto del dialogo platonico rimanda, strutturalmente, sempre al di là del dialogo. Szlezak dimostra, in modo penetrante e convincente, come e perché i dialoghi non contengano tutto Platone e come e perché essi presuppongano da «la strada più lunga» dell’oralità. Ma egli dimostra altresi come Platone abbia potuto definire come insufficente ciò che è stato da lui affidato alla scrittura, proprio e solo sulla base delle concezioni da lui guadagnate appunto per quella «strada più lunga» dell’oralità.
€ 41,00
Pensare l'Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1992 | pagine: 428
Anno: 1992
Werner Beierwaltes (1931) è, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori ed interpreti del Platonismo e del Neoplatonismo, e in particolare della storia degli influssi che hanno avuto nel mondo antico, nel Medioevo, nel rinascimento e nell’età moderna e in quella contemporanea. Le sue opere maggiori sono state tradotte in Italiano soprattutto dal “Centro di ricerche si Metafisica” dell’Università Cattolica. Nel 1988 è stato tradotto e pubblicato Proclo, con introduzione di G.Reale (l’opera ha avuto subito un notevole successo e nel 1990 è stata pubblicata una seconda edizione). Nel 1989 è stato tradotto e pubblicato Identità e Differenza, con introduzione di A. Bausola nella collana parallela a questa. Pensare l’Uno, che ora presentiamo, è l’opera più ricca, più densa e più impegnata di Beierwaltes. Egli cerca di spiegare come il Neoplatonismo, su fondamenti platonici, abbia sviluppato tipi di concetto di unità, che, direttamente o indirettamente, sono stati determinati nella storia della teologia cristiana fino al Rinascimento, e altresi nella metafisica moderna. Beierwaltes è convinto dell’attualità del modo di pensare neoplatonico. Egli non si propone, però, di presentare e imporre quel modo di pensare, ma cerca piuttosto di dimostrare a fondo come, nonostante le differenze, esistano alcuni punti di contatto essenziali con il Neoplatonismo in tutti i momenti della storia della metafisica occidentale. Il Neoplatonismo, di conseguenza, si impone per chiunque pensi filosoficamente come punto di riferimento irrinunciabile. Quest’opera appare, oggi, come la più significativa e stimolante in tale settore.
€ 29,00
Teologia cosmica e metacosmica. Per una nuova interpretazione dei dialoghi perduti di Aristotele
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1991 | pagine: 404
Anno: 1991
€ 28,00
Teologia cosmica e metacosmica. Per una nuova interpretazione dei dialoghi perduti di Aristotele
formato: Libro | editore: Vita e Pensiero | anno: 1991 | pagine: 404
Anno: 1991
Da alcuni lustri, ormai, la celebre interpretazione che Werner Jaeger aveva dato di Aristotele – la quale adottava come canone ermeneutico la sua evoluzione spirituale, che sarebbe partita dalla teologia, sarebbe passata attraverso la metafisica dell’essere per giungere alla fine al modello della scienza empirica di stampo quasi positivistico –, non solo è caduta in crisi, ma viene oggi giudicata (pur avendo avuto in passato un grande successo) decettiva e errata sotto molti aspetti, soprattutto perché è risultata essee priva di adeguati fondamenti storici. Tuttavia la convinzione che le opere pubblicate da Aristotele fossero giovanili, ha resistito e continua ad essere ripetuta. Nella grande edizione dei frammenti delle opere perdute di Aristotele pubblicata da O.Gigon nel 1987 si rompe, finalmente, questo schema. Gigon sostiene, infatti, che, in ogni caso, posto anche che queste opere pubblicate fossero giovanili (cosa che peraltro non è né dimostrabile, né verosimile), resterebbe pur sempre vero che fino alla sua morte Aristotele ha considerato i suoi dialoghi espressione adeguata del suo pensiero. Bos si era avviato su questa linea già prima di Gigon, in una serie di articoli, e in questo libro, basandosi soprattutto su un dialogo centrale, l’Eudemo o sull’anima, mostra come le opere pubblicate contenessero un aspetto del pensiero di Aristotele, senza il quale non si comprendono, se non parzialmente, le opere di scuola non pubblicate, che ci sono pervenute e sulle quali esclusivamente ci siamo sempre basati. Nelle opere di scuola Aristotele non ripudiava affatto le cose che aveva scritto in quelle pubblicate, ma seguiva un diverso metodo, complementare a quello seguito nelle altre. Egli distingueva due livelli di discorso: quello che ha le sue radici nell’antica tradizione dei teologi, che fa uso del mito ed esprime anche convinzioni di fede metarazionali, e quello fondato sull’esperienza e sulla pura ragione. Ma, come Platone, Aristotele ha proposto una corrispondenza fra ciò che può essere detto muovendosi su questi due piani: la filosofia dovrebbe intendersi come una dimostrazione razionale di quella prospettiva trascendente in cui il filosofo pone la sua fede. Come i dialoghi platonici non si intendono perfettamente senza le sue dottrine non scritte tramandateci dalla tradizione indiretta, così, analogamente, sia pure in differente misura e in differente rapporto, le opere di scuola di Aristotele pervenuteci non si intendono appieno senza ricuperare il senso di fondo di ciò che egli ha detto in quelle pubblicate, che noi oggi possiamo ricuperare solo per frammenti, ma che vengono ad avere una importanza essenziale. Questa di Bos è un’opera nuova, alla quale dovrà fare necessario riferimento ogni studioso di Aristotele, e apre molte prospettive che promettono di essere assai feconde.
€ 28,00

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